Tempus fugit

Tempus fugit

26 Marzo 2025 0 Di Lidano Grassucci

 

Tempus fugit

Ho constatato che il tempo mi è fuggito. Regaliamo, tra amici, un orologio ad un nostro amico. Un orologio, la parola contiene dentro la parola oro, un metallo che vale, poi logio che richiama il razionale e uno spazio nel Teatro dei greci. Cerco nel gioco delle parole il senso del vivere. C’è oro in questa storia che è il legame che lega 4 tribolati nell’ ora che arriva al mondo e c’è anche, forte, la ragione di sapere che il tempo è consumato e da consumare resta di meno. Ci vengono incontro ragazzi di una scuola media, confusionari, vividi che ci chiedono di quante storie abbiamo conto, tra mezzo secolo esatto saranno noi, ma non tal quali. Con loro cantiamo come “giovani zanzare”
“La mia banda suona il rock
Per chi l’ha visto e per chi non c’era
E per chi quel giorno lì
Inseguiva una sua chimera”
Ivano Fossati, la mia banda suona il rock
Sì, abbiamo sentito dentro il rock, abbiamo puzzato come indiani metropolitani e rincorso la luna. Ma ora il tempo fugit, corre. L’ orologio, l’ oro logico. Un prete dice la sua ma forse non è un prete ma un pazzo che si sente santo.
Noi ora guardiamo e siamo i più vecchi ma anche quelli che lo confessiamo meglio e di quell’ orologio resta un logico piacere di vedere la bellezza dell’ oro. Ordiniamo un campari, l’oste ci parla come fossimo umani, ma noi sappiamo di avere dentro quell’ affaccio sul mondo che si vedeva lontano il mare e noi decidemmo di nuotare. Eccoli solo 4 amici al bar.