Il carciofo e Sezze, l’identità
12 Aprile 2025A Sezze si fa una festa per i carciofi, una bella festa dove ai carciofi ne fanno di cotti e di crudi e c’è gente, tanta gente.
Dentro c’è però non un sapore, o mille, ma una identità.
Non hanno seme i carciofi come ha il grano, non ha il tempo di un raccolto ma insiste in un tempo suo tra il grano e l’ ulivo. Il carciofo lascia l’ amaro in mano a quei contadini che osano amarlo, ma quello setino non ha spine. Mio nonno e mio padre sapevano di questo amaro, poi prenderli i carciofi era un bagno di umido di paludi. Si di paludi cancellate per paura del carciofo. Il carciofo è anarchico, orgoglioso sta agli ebrei come il gatto all’eresia delle streghe. Per inciso ammetto che i miei avi sapevano coltivare i carciofi nella loro palude ma sono stati gli ebrei a cucinarli nel modo che “dio comanda”, nella loro Roma. I carciofi non amano l’omologazione, non si raccolgono con macchine, mai domi. Per i carciofi ci vogliono le mani e le mani debbono farsi amare.
Amare di verdura, e guardate caso: i carciofi fanno le mani dei contadini amare, ma amare è anche un verbo che dice dell’ amore della mia gente con questa terra che non è liquida ma manco solida resta palude.
Palude uccisa da neri signori che portarono ordine dove non si doveva
Il carciofo ha foglie dure a proteggere un cuore, una comunità intorno alla sua identità.
Il carciofo non è un cibo, non è una pianta ma è una radice. “mangiatene e bevetene tutti” ma solo gli uomini della palude e i figli di Giuda ne conoscono il vocabolario, il segreto di libertà.
Erano amare le mani di mio nonno e di mio padre. Amare la terra nera, nera che donava ferro ad una pianta che conta il tempo a suo modo, che non ha seme ed è per sempre, da sempre eguale a se stessa
Non è una sagra, è una messa.


