La battaglia nel centrodestra di Latina, i pretesti e le attese

La battaglia nel centrodestra di Latina, i pretesti e le attese

20 Aprile 2025 0 Di Lidano Grassucci
Esiste un pretesto per rendere evidente ciò che evidentemente è. A Latina il primo pretesto fu il taglio dell’erba con i distinguo di lega e Forza Italia rispetto all’ asse Fratelli d’Italia e noi moderati, ora il nodo sta nella nomina dei revisori dei conti, stessa divisione in consiglio comunale. Il senso? Esiste oggi un grosso centrodestra ma ancora non è grande centrodestra e a fronte della debolezza della opposizione si esaltano le battaglie intestine. La Lega deve fare i conti con il bisogno di posizionarsi, la deputata Giovanna Miele non potrebbe aspirare a fare il sindaco? Massimiliano Carnevale, oggi l’ uomo forte della giunta e vicesindaco, non potrebbe giocarsi il posto in parlamento nella città di Claudio Durigon che sta sotto solo a Matteo Salvini? E Forza Italia? Sta facendo breccia nei ceti medi, quelli che hanno bisogno più di DC che di sovranisno, quelli che forse un PD pragmatico sarebbe digeribile, e la famiglia Berlusconi è più europea che americana e per niente cinese.Qui poi c’è Fazzone che ha lo zoccolo duro in provincia e che non ha certo preso bene i fatti di Acqualatina . Parliamo di sensibilità, sfumature, ma in politica conta il volo di una farfalla. Poi? Fratelli d’Italia con la Meloni è catalizzatore, chiede spazi nelle regioni del nord a scapito della lega. Se Salvini è trumpiano è la Meloni che ci va a parlare. Latina mica sta in un altro mondo.
Così è questione di sensibilità, il tutto nell’ attivismo di noi moderati che moderato ora non pare, di Alessandro Paletta, che si inserisce in queste contraddizioni.
Insomma una rete che era già a maglie larghe ma che ora si sbaglia addirittura.
Badate bene, ci sarà il solito chiarimento opaco sul niente, fa parte del gioco ma a metà consiliatura si comincia a preparare la prossima
Si cercano ora le facce, cominciano a cercare i volti per i progetti politici .
Il mio professore di Storia dei partiti, Carlo Vallauri, mi spiego’ che se a Palazzo Barberini ad uscire dal Psi fossero stati i ragazzi volenterosi che erano sarebbe stato uno dei soliti litigi tra socialisti, invece tra loro c’era Giuseppe Saragat, l’ unico che aveva letto Marx tra i leader socialisti, e cambio’ la storia…
Nella foto Alessandro Paletta coordinatore di noi moderati , oggi poco moderati