Va bè, ti saluto Papa e che viaggio in questo funerale
26 Aprile 2025Come sono le cose del mondo? Vane, tanto finiscono tutte anche un Papa muore per un Dio che ha mandato a morire suo figlio per il suo disegno. I potenti del mondo si sono messi davanti ad un uomo morto ma era un Papa vivo, come padre che lascia ai figli il mondo come ha potuto e loro lo dovranno fare diverso. Il figlio è un mestiere che ho fatto dando gli impicci che debbono i giovani ai vecchi, da padre sto ancora imparando e non so se riuscirò per il tempo che ho. Come uomo si cambia e il fiume placido a volte esonda e cambia tutto e tutto ti cambia. Parlavamo dei figli del mondo davanti al capo del mondo con i loro litigi, con il meschino della voglia di essere preferiti e invece sono tutti eguali verso il finire. Lui, il capo, si è fatto mettere sotto una madre con il nome Franciscus perché la madre chiama i figli solo per nome.
I potenti del mondo a Santa Maria Maggiore non c’erano ma c’erano i tribolati, badate non i poveri ma i tribolati che possono avere tutto dal mondo ma non la pace del mondo, tormento. Ecco Francesco è il Papa del tormento, tormento di questo viaggio. Francesco credeva ma questo non gli consentiva di giudicare l’uomo e la donna ma restava capace di esempio per l’errore che non è disumano ma ci fa umani.
Così saluto un Padre e come avrei fatto con il mio sapendo che ogni figlio sarà padre e sarà figlio pessimo e padre con il suo limite in mezzo una donna di speranza che era mamma poi si fa evidente vita vivente. Oggi nel funerale di Francesco mi è venuto da segnare il viso e il corpo. Un romanzo della vita.
Cosa cambia? Cambio io, ogni volta che vado ad un funerale capisco la grandezza che hanno i credenti nel consolarsi a me non resta mai niente ed è la ragione, forse, per cui loro hanno ragione ed io ho torto.
Chiudo ricordando che lui è stato cresciuto da nonni e del tempo aveva lo stesso senso mio.
Buon viaggio ad un Papa che di certo era certo che viaggio era contro il mio abisso.
PS: mio padre salutava la madonna nella edicola che stava all’inizio del viaggio per salire dal piano a Sezze, poi una volta sopra la salita ripeteva il gesto. Così saluto


