Latina si riscopre contadina… effetto Coldiretti
17 Maggio 2025Agire in tutti i campi per difendere la gente della terra ed elevare economicamente e socialmente le classi contadine promovendo ogni iniziativa rivolta all’incremento della produzione agricola e al potenziamento delle aziende familiari”
Statuto Coldiretti, 1944
Latina, esterno giorno. Giorno di sole, c’è pure un asino. Sì un asino di Martina Franca.
Anatre, conigli e… Latina ha odore, ha il sapore di vita da vivere. La Coldiretti ha fatto un villaggio dentro la citta’, bello ammetto. Certo non sono della mia parte contadina, io stavo con i contadini senza terra.
Nonno Lidano mi diceva: i la tera la so accattata. Noi non avevamo la bonomia dei cattolici cispadani.
Ma comunque sia corso della Repubblica è piena. Certo la Coldiretti, vista da qui, somiglia più alla Nestlè che al sindacato pensato da Paolo Bonomi, uno degli asset della grande Dc insieme alla Cisl e alla rete territoriale.
Ecco un gran rumore, sono gli sbandieratori di Cori gli eredi dei contadini dell’ ulivo, della vite di quelle colline terrazze sul piano. Sono fighi, bravi, ragazze e ragazze. Sono un pezzo di quel palio che vede in gara le tre porte: signora, romana e ninfina. Una sfida non per quartieri ma pur passaggi verso viaggi: verso Roma, verso Segni, verso Ninfa. Bello sarebbe raccontare qui nella piana vuota queste guerre di destrezza di cui gli sbandieratori sono solo una “emergenza”, sotto ci sono secoli di vita.
In un palco gigantesco parlano di cose serie, lungo corso della Repubblica comperi da mangiare cercando il sapore che non ti ricordavi.
Ci sono vecchi trattori ripuliti per la circostanza, facce cotte di sole.
Chi incontro? Prendo il caffè tra tanta gente con l’ assessore Righini della Regione che sta con Massimo Passamonti, Remo Tiero, Mario Faticoni, poi arriva il sindaco Matilde Celentano mentre converso tranquillamente tra serio e sfotto’ con Agostino Marcheselli, passano Vincenzo Valletta con la spesa, lungo il corso Cesare Bruni con la collega Serena Baccini e per la lega la Federica Censi, si aggira discreto Nicola Catani . Sfotto un poco il direttore di Confesercenti Ivan Simeone a cui il villaggio piace, ma “oscura” le vetrine. Che confusione.
Il sindaco sta poco, saluta e via, la via è piena di gente. Vanno di fretta è comunque sabato.
Esterno giorno, di un giorno in cui Latina si riscopre contadina, si sente meno arrogante ma non sola certo assolata. È la via per salvarsi? Non credo, fuori il giro della festa la solitudine resta. Resta la città nata con le anatre mute, i somari, le vacche frisone, ora non capisce la differenza tra un pollo ed un tacchino. Forse la sua agonia sta tutta qui. La gente è tanta ma poco si parla i bambini vedono l’asino e pensano che sia Io, un cartone animato. Latina non sa più di essere contadina ma gli piacerebbe essere genuina mentre resta artefatta nel timore di sporcarsi le mani.


