Ciao zia Maria, la vita come l’hai voluta

Ciao zia Maria, la vita come l’hai voluta

26 Maggio 2025 0 Di Lidano Grassucci

Doveva accadere, ogni storia è scritta sotto le stelle e le stelle la mattina Lucifero (la stella del mattino) le manda via, nel viaggio che nessuno conosce.

Zia Maria, Maria Bergamin, aveva 93 anni, ha vissuto fino al ridosso del suo traguardo libera, libera tra le sue galline, i conigli, gli alberi di gelso, libera nella terra sua, a casa sua.
Non penso abbia mai obbedito ad un ordine, non penso abbia mai fatto una cosa, una cosa sola, che non gradisse. Testa e pensiero per suo conto. Tutto il suo mondo era il mondo intorno e non valeva altro. 93 anni sono tanti ma a me dispiace tanto comunque che la “separazione” non conta gli anni ma senti lo strappo. Un poco aveva il senso di una madre che ho perso per la fretta di finire che il destino mi aveva assegnato.
Una cosa me la chiese Zia Maria: “Lilli se morto to zio Beppi, mi penso che a lu ghe piasaria che anca il sindaco vegna al funeral
Era sindaco Vincenzo Zaccheo , gli chiesi se poteva venire e mi avrebbe fatto un gran piacere.

Al funerale di Zio Beppi il sindaco c’era, e lo ringrazio ancora. Zia si mise quasi a piangere “grazie Lilli”. Da allora si vantava: Se vegnuo anca el sindaco al funerale de Beppi, lo ga fatto vegnere me nevode Lilli
Visto zia che qualcosa ho fatto,  qualcosa di buono pure io? 

La vita è lunga 93 anni, tante cose e tu con la morte ci scherzavi “El more”, dicevi a tanti che se la passavano male, ma tanti tanti ne hai accompagnato.
Io da tempo non ti venivo più a trovare, sai bene che mi sentivo strappare il cuore per il tempo che stava per finire e io non volevo finisse. Diventavi sempre più magra, di magra che eri.

Lilli che hai visto rischiare di morire, Lilli “te leggo sempre…” , Lilli che “se selvadeghe to nevode”.

Vendevi le uova a un’ euro l’una manco Bulgari e quando te lo dicevo spiegavi “se e catta, mi e vendo”. Regole del mercato.
Una volta sei andata a ballare con Zio Beppi, sei stata al tuo posto, quando ti hanno offerto la sambuca con la mosca (il chicco di caffè) ha declinato “de mosche ne go tante al podere” e hai detto a zio dopo il ballo : “n’co so vegnua ma no vegno più” . Ma non ha mai impedito a lui di andare,  lei no, faceva come gli pareva e “i salti” (ballare) non gli piacevano e quindi non saltava.
Così ricordo la cura che hai avuto per mio padre  quando è rimasto solo

Così ora ti saluto zia, così è stata la tua vita, tu puoi dirlo “come l’hai voluta”.

I funerali domani nella chiesa di San Francesco a Latina alle 15

 

O zi t’ho messo sul giornale, dai che… mi dispiace. In fondo sono stato bimbo anche io.