Sassi dal cielo e silenzi da terra
26 Maggio 2025C’è stato un momento, questa mattina, in cui il cielo sopra il Liceo Classico Dante Alighieri di Latina si è fatto più pesante. Non per nuvole o tempeste, ma per un sasso. Un sasso partito dal nulla o meglio, da un tetto, che ha tranciato l’aria come un giudizio improvviso, colpendo il collo di una studentessa e rompendo, assieme alla pelle, anche la sottile parete di fiducia che separa la scuola dal mondo esterno.
È bastata una manciata di secondi per trasformare un’aula, spazio sacro del pensiero e dell’apprendimento, in un teatro dell’assurdo. Un luogo dove, invece di lanciare idee, si lanciano pietre. Come se la cultura fosse una minaccia, come se il sapere dovesse proteggersi dietro scudi anziché finestre aperte.
Il sasso è diventato simbolo. Macigno reale, certo, ma anche metafora di un disagio che rotola giù dai tetti delle nostre città: lanciato da mani ignote, forse inconsapevoli, forse crudeli. Ma è anche il riflesso di un disordine che cresce come l’edera nei muri abbandonati: silenzioso, incolto, pericoloso.
Lì, tra i banchi, i ragazzi hanno assistito a qualcosa che non si può spiegare nei libri. Hanno visto la fragilità prendere forma. E con loro anche i professori, che ogni giorno cercano di costruire ponti tra generazioni e si ritrovano, all’improvviso, a fare da scudo umano contro l’assurdo.
La dirigente scolastica, come un capitano che non abbandona la nave colpita, è corsa a denunciare. Perché il silenzio è l’unico complice certo della barbarie. Intanto, il sasso è diventato prova, indizio, messaggio.
E allora ci chiediamo: che razza di cielo è questo, che invece di luce e pioggia, ci scaglia pietre? E che razza di terra siamo diventati, se permettiamo che i tetti, simbolo di riparo e protezione, diventino trampolini per la paura?
C’è qualcosa che oggi è stato ferito più di un collo: è il nostro senso di comunità, la nostra idea di scuola come luogo sicuro, la nostra capacità di riconoscere il male prima che cada dall’alto.
Perché non basta fermare la mano che lancia: bisogna curare la mente che pensa che sia un gioco, un gesto, una prova di forza. Altrimenti, quei sassi continueranno a cadere. E con loro, cadrà anche la civiltà.


