I coperchi del diavolo, convegno sul caso Moro
18 Giugno 2025Di Aldo Moro si è parlato da anni, ogni cosa della sua storia è stata letta, riletta, come se ogni dopo dovesse cambiare ogni prima.
Il lavoro di Raffaele Di Ruberto è una lettura originale del suo rapimento e omicidio. Il libro sarà al centro del convegno che si terrà domani al circolo cittadino

Pubblico la recensione del libro “I coperchi del diavolo” pubblicato il 24 agosto dello scorso anno
Raffaele de Ruberto si cimenta nel suo saggio “i coperchi del diavolo su Aldo Moro” dentro uno dei più grandi misteri italiani della storia Repubblicana, un momento di svolta tanto che possiamo contare il tempo di questa Repubblica con “prima” e dopo il delitto Moro.
Certo farlo a freddo dopo decenni attenua un poco l’effetto degli eventi, ci pare incredibile il tema. Ma allora il Paese era attraversato da una vigilia “rivoluzionaria” che oggi ci pare incomprensibile, folle, insensata. Faccio parte dei ragazzi di quella generazione e, di sicuro, oggi quasi non credo a me stesso. Chi uccise Aldo Moro? Le brigate rosse, per mettere una miccia eversiva in una Italia che esplodeva che doveva finire il lavoro della Resistenza e fare la rivoluzione sociale. Poi? Poi ci furono settimane di trattative, allora lo sdegno del rapimento e degli assassini degli uomini della scorta passo a ragionamenti di convenienza, di opportunità, della ragione di stato. Accadde di tutto, tutto il torbido del paese si mise in moto, e l’ autore documenta tutto ciò, ma ci fu anche un nuovo umanesimo di Paolo VI, di Bettino Craxi ma il senso di un bene superiore (che poi era forse capitalizzare tornaconti minori) cancello quelle possibilità e cancello la opportunità di salvare Moro. Così andarono le cose dentro uno stato che non considero mai, salvo le eccezioni che ho segnalato, la possibilità di salvare il salvabile.
Il libro collega fatti, eventi personaggi, resto della idea che i fatti restano quelli della storia ma quel che accadde dopo trova plausibili le tesi dell’ autore. Un libro coraggioso da leggere per capire
—————————————————————————————————————————————————————————————–
Moro: il rapimento, l’umanità e la ragion di Stato
Di questo tempo nel 1978 fu rapito Aldo Moro. Facevo il liceo, ero militante politico nei collettivi studenteschi, ero (e sono) socialista. La notizia arrivò mentre facevo il compito di matematica. Quindi in ritardo sappi di un fatto che cambiava le cose di questo paese. Ammetto, fino ad allora l’idea che erano tempi di un cambiamento imminente, un cambiamento in cui l’utopia con la sua poesia poteva poteva fare la differenza. Ma quel giorno si contavamo i morti. Cattolici e comunisti si fecero, per ragioni diverse, rigidi alla ragione di Stato. Noi… Noi fummo investiti dall’ umano dubbio che uno Stato non vale l’ unghia di una umana vita. Pensammo, con dolore su noi, che dovevamo salvare Aldo Moro, dovevamo mettere in campo non la pietà che era dei preti, non la ragione di un disegno della storia come facevano i comunisti, ma l’ umanità nostra, l’ umanitaria nostra, il mutuo soccorso che e’ darsi la mano in questo modo. Noi, noi socialisti, ci abbiamo provato a fermare il male e a salvare non il leader politico ma l’uomo. Sapete come è andata, Moro è morto assassinato, i socialisti sono stati cancellati dalla politica di questo paese. Di Moro non condividevo niente, ma niente, ma di lui uomo condividevo l’ umanità e quella è morta. A, dimenticavo, l’utopia? Senza umanità produce mostri. Mostri di questi tempi brutti. Cominciò mentre io tentavo di risolvere complicate funzioni. Rendo omaggio al coraggio di Bettino Craxi che fu capace di andare contro un consociativismo che stava determinando il declino del paese.


