Esistenzialismo, girotondo
24 Giugno 2025Dove l’uomo è calato nel mondo, è un esserci, dove ogni situazione è una trappola per sorci: muri da ogni parte… non ci sono vie d’uscita. La via d’uscita s’inventa. E ciascuno, inventando la propria, inventa se stesso. L’uomo è da inventare giorno per giorno
Jean -Paul Sartre
L’uomo è da inventare ogni giorno. Ieri quasi non ero io essendolo fortemente, oggi sono io non essendo più niente del tempo dato, domani sarò come il sole che mi ha salutato questa mattina. Se l’uomo è da inventare allora bisogna togliersi di dosso i vestiti della recita e provare a provare. Esistere, ecco la percezione necessaria del io sono, ma per esistere ho bisogno di testimonianze del mio passaggio ma non ora che passo ma domani che trapasso. Testimoni di una esistenza di cui l’esistente cerca di sentirsi tale. Esiste il mio essere me o serve un testimone dell’esistenza del mondo? Insomma è il mondo che ha bisogno della mia testimonianza per esistere, non io di lui per fare altrettanto, o fare quanto.
Quando da piccolo facevo il girotondo a “casca il mondo, casca la terra tutti giù per terra” io cadevo vero, perdevo il senso di stare diritto e andavo giù come un birillo. Dicevano che stavo male, ma io stavo invece nel male dell’orlo dell’equilibrio. MI misurarono la testa, guardarono nel profondo degli occhi, videro se era il sangue, o il cuore o il resto che aveva bisogno di un dottore. Niente di tutto questo o tutto questo insieme.
Ma credo che esistere sia semplicemente stare al meglio, sentire quella sensazione che si ha di essere al posto dove sei, puntuale senza appuntamento ma libero di non avere vetro retrovisore nè cannocchiale che guarda avanti, ma gli occhi per vedere oggi nella sua esistenza così essenziale da essere maestosa senza boati.
La dialettica dell’esistenzialismo non sintetizza gli opposti, ma li esaspera; le contraddizioni non vengono superate: restano sempre aperte, vive, operanti sulla vita dell’individuo, di cui costituiscono il dramma perenne
Jean -Paul Sartre
L’opposto che ti esiste davanti è esageratamente l’ eguale prossimo o mai lo stesso che esisterà diverso ma come è sempre se stesso.
Insomma che sono? Sono qui ora passo felpato di gatto che conosce l’esistere e provo a farlo.
Non giudice, non imputato ma vivente senza dire niente che il tutto ti avvolge.


