A Latina tornano le scritte sui muri. Ma noi sappiamo leggerle

A Latina tornano le scritte sui muri. Ma noi sappiamo leggerle

25 Giugno 2025 0 Di Fabio Fanelli

C’è un silenzio che fa più rumore di mille slogan urlati. È il silenzio che segue le scritte sui muri, come quella apparsa oggi a Latina in via Filzi: “6 milioni di Grassucci”, accompagnata da una svastica, contro il nostro direttore Lidano Grassucci, già inserito in una lista d’odio come “sionista”. Una scritta che sa di intimidazione e ignoranza travestita da provocazione, che richiama le ombre di un passato che pensavamo sepolto sotto le macerie della storia. E invece no: l’odio ha ancora la mano facile e la vernice pronta.

Io non la penso come Grassucci sul tema di Israele e Palestina, e questo è il punto. Siamo una testata giornalistica libera, dove le idee non si vendono all’ingrosso né si zittiscono per convenienza. Ma Lidano, oltre ad essere oggi il nostro direttore e presidente dell’associazione “Una Scelta per Davide – Latina Amica di Israele”, è stato il mio maestro. Avevo sedici anni quando mi ha insegnato che una penna si impugna con dignità, e si usa per costruire, non per distruggere. Oggi, qualcuno ha voluto usare la vernice per lanciare un messaggio, ma ha sbagliato bersaglio: ha colpito un uomo perbene, un intellettuale che ha sempre messo il pensiero prima del pregiudizio.

La frase “6 milioni di Grassucci” è una bestemmia storica, un delirio antisemita che non merita spiegazioni, ma risposte chiare. È l’eco sorda di chi confonde il dissenso con il disprezzo, la militanza con la minaccia. Ma se qualcuno crede che la paura possa zittire chi scrive, non ha mai conosciuto davvero il giornalismo. E non ha mai letto Grassucci.

Latina è una città fragile e forte allo stesso tempo. Una città che vive le sue contraddizioni come crepe in un vaso antico, ma che ha sempre saputo scegliere da che parte stare. Oggi, quel muro imbrattato è uno specchio: ci riflette e ci interroga. E ognuno di noi, cittadini, lettori, giornalisti, dovrebbe chiedersi se ha il coraggio di stare dalla parte giusta della storia.

Non servono grandi proclami. Serve una scelta. Serve dire “no” a ogni deriva antisemita, violenta, ignorante. Serve difendere il diritto di parola, anche e soprattutto quando non siamo d’accordo. Serve tornare a credere che una città civile non si misura dal rumore delle sue minacce, ma dal coraggio dei suoi silenzi attivi. Di chi, anche solo con un editoriale, sceglie di restare umano.