“Ho vent’anni e già mi sembra tardi”: la generazione Z di Latina e l’ansia da futuro

“Ho vent’anni e già mi sembra tardi”: la generazione Z di Latina e l’ansia da futuro

26 Giugno 2025 0 Di Fabio Fanelli

Tra sogni confusi, paura di fallire e bisogno di ascolto, i giovani della provincia si raccontano: “Non vogliamo tutto subito. Solo un po’ di spazio per costruirci”.

“Ho vent’anni e già mi sembra di essere in ritardo su tutto.”
Alice lo dice con un sorriso che non copre del tutto la stanchezza negli occhi. Frequenta l’università, lavora part-time in un bar di Latina, scrolla TikTok tra un libro e l’altro, e ogni tanto si blocca: “Non so dove sto andando. Non so se ci arrivo”.

Non è sola. In giro per la provincia, tra le aule del Grassi, le biblioteche di Terracina, le piazze di Aprilia o le case in affitto a Latina Scalo. C’è un’intera generazione che combatte in silenzio con l’ansia. L’ansia di non trovare un lavoro, di non realizzarsi, di non bastare mai.
Non si tratta solo di stress: è qualcosa di più profondo, che si insinua mentre il mondo cambia troppo in fretta, mentre le aspettative crescono e le certezze diminuiscono.

I numeri di un disagio collettivo

Secondo il Censis, quasi 7 giovani su 10 tra i 18 e i 30 anni dichiarano di vivere frequenti stati di ansia o disorientamento. L’OMS parla di un aumento del 25% nei disturbi depressivi e d’ansia tra gli under 30 in Europa, acuiti da pandemia, crisi climatica, guerra e incertezza lavorativa.

A Latina, secondo un’indagine interna dell’ASL effettuata nel 2024, le richieste di supporto psicologico da parte di giovani sono cresciute del 40% negli ultimi due anni. Lo confermano anche i centri di ascolto scolastici: “I ragazzi non parlano solo di scuola – racconta una psicologa di un liceo – ma di paura di non valere abbastanza. Hanno l’impressione di dover correre senza sapere verso cosa.”

Le voci di chi vive il presente (con l’ansia del futuro)

“Se non hai già fatto qualcosa di eccezionale a 25 anni, ti senti un fallito”, dice Matteo, neolaureato in economia: “Apri Instagram e vedi coetanei con lavori incredibili, start-up, viaggi, fisici perfetti. Poi ti guardi e ti sembra di non fare abbastanza.”

Valeria ha lasciato l’università dopo un anno: “Mi svegliavo con l’ansia. Avevo bisogno di rallentare, capire chi sono. Non puoi sempre correre e sorridere. Ma dirlo sembra una colpa.”

Frammenti di vita raccolti tra le vie del centro di Latina, i bar di Sabaudia, le palestre di Cisterna. Giovani che non vogliono tutto e subito, ma che cercano un po’ di senso in mezzo alla velocità del mondo adulto.

Psicologi, scuola e ascolto: cosa c’è (e cosa manca)

Il territorio, lentamente, si muove. Sono attivi sportelli psicologici nei principali istituti superiori, con accesso gratuito e anonimo. Alcuni Comuni, hanno avviato progetti di educazione emotiva in collaborazione con cooperative sociali.

Ma non basta. Il numero di psicologi pubblici è ancora troppo basso, e il supporto spesso arriva solo in fase acuta, quando il disagio è esploso. “Servono percorsi di prevenzione, di costruzione dell’identità, non solo emergenze da tamponare”.

La generazione Z non è fragile. È lucida.

Molti adulti dicono: “Ai miei tempi non c’erano tutte queste paranoie.” Ma forse non c’erano nemmeno tutte queste pressioni.
La generazione Z non è fragile: è consapevole. Non vuole per forza diventare famosa, milionaria o virale.
Vuole essere ascoltata, riconosciuta, lasciata libera di costruire il proprio tempo, anche se a piccoli passi.

E a Latina, forse, questo tempo può cominciare proprio adesso.