Latina è patrimonio dell’Unesco. Meglio, la sua Appia lo è e finalmente finisce il monopolio “del razionalismo” e conquistiamo 2300 anni di storia
25 Luglio 2025MI chiama Alessandro Cozzolino a nome di Gerardo Stefanelli, presidente della provincia di Latina. Premette: “ho una bomba”, e questa volta è una bomba sul serio. Forse il fatto culturalmente più importante dalla realizzazione della centrale nucleare in queste lande.

Il ministero della cultura ha comunicato che l’Unesco, ha inserito il tratto di via Appia da Cisterna fino a Terracina, passando per Sermoneta, Sezze, Latina, Pontinia nel “patrimonio dell’umanità”.
Latina non è più la città nuova, la città di “soli” cento anni, è la comunità che sta nella storia millenaria dell’umanità
Sui cartelli stradali possiamo scrivere “Latina città con l’Appia patrimonio Unesco”. Altro che dirci razionali come se gli altri, tutti gli altri fossero non razionali.
Latina da oggi è terra italiana, terra umana, terra nella storia non “utopia tragica di un’altra storia”.
La provincia di Latina, attraverso il presidente Gerardo Stefanelli (sindaco di Minturno) ha capito subito la portata della esclusione (in un primo momento il tratto da Cisterna a Terracina era stato escluso) e quindi il bisogno dell’inclusione.
La regina delle strade, la strada che portava da Roma alla Santa Gerusalemme, al vicino oriente, dove Paolo di Tarso, che andava verso Roma ha “creato la religione dei tempi nuovi”, è segno della evoluzione dell’umanità, altro che 4 poderi e due edifici pubblico nati ’32 morti nel ’44 per la stessa mano.
L’Appia diritto per diritto parti da Caracalla e cammini, cammini, cammini, e sei a Brindisi, poi salto il mare e stai a Costantinopoli, poi giù fino a Gerusalemme troppo santa per tutti per non essere mai di nessuno ma tutti la vogliono.
Latina con il suo tratto di Appia, Cisterna con quello prima, Sermoneta per gradire, Sezze dei romani, poi Pontinia fino a Terracina porta di altro mondo e vai giù.
Mentre noi ci facevamo grandi con piccoli canali, nessuno vedeva la grande strada che ci faceva “cittadini del mondo” e non “coloni” di poderi piccoli come francobolli.
Ora, se fossi sindaco, farei un assessorato all’Appia
COSA DICE L’UNESCO
Via Appia. Regina viarum
Via Appia è la prima e più importante delle grandi strade costruite dai Romani, conosciuta anche come regina viarum. Fu costruita verso la fine del IV secolo a.C., nel 312, per garantire una comunicazione rapida e diretta tra Roma e Capua. Secondo lo storico romano Livio, fu costruita dal censore Appio Claudio Cieco, al quale deve il suo nome.
Il progetto rivela una concezione sorprendentemente moderna, che prevedeva soluzioni ingegneristiche all’avanguardia: ponti, viadotti, gallerie che hanno assicurato un percorso assolutamente rettilineo e rapido per i tempi, attraverso distese d’acqua, paludi e montagne; molte di queste opere sono ancora oggi praticabili. Fino ad allora le strade erano poco più che sterrate e diventavano impraticabili per i veicoli a ruote ad ogni pioggia. I Romani concepirono fondi stradali, innovativi per stabilità e drenaggio, pavimentati con lastre di basalto rivestito, garantendo così la praticabilità con tutte le condizioni meteorologiche. Questa sapienza costruttiva ha permesso loro di realizzare una vasta rete di oltre 120.000 km, che è rimasta intatta per secoli ed è ancora la spina dorsale dei sistemi stradali di tutti i paesi dell’area mediterranea.



Grazie Dottore, tutto molto molto interessante e bello fare la meritata importanza a questo argomento. Sono vissuta da piccola a Torrecchia Nova di Cisterna e mi è rimasta nel cuore. Complimenti per l’ interessamento e un affettuoso saluto. Barbara Frascarelli
Tutto il Lazio ha lasciato morire i pini, vero patrimonio di questa regione e del mediterraneo. Avete ignorato le prime avvisaglie e lasciato che tutti i pini della via Appia si ammalassero. Dove eravate?Da Sabaudia a Roma sono tutti ormai morti, non c’è più nessuno patrimonio dell’ Unesco. Pensate a quale gigantesco danno hanno, le nostre amministrazioni, permesso che compiesse al nostro patrimonio e alla nostra regione. Ora gli speculatori ci faranno una bella superstrada, con grande vanto sicuramente