Federico Caputi, un signore di Latina e del calcio

Federico Caputi, un signore di Latina e del calcio

3 Agosto 2025 0 Di Fabio Fanelli

Certe persone sembrano fatte di un’altra pasta. Hanno il passo lieve, il tono misurato, lo sguardo che accoglie. Federico Caputi era così. E oggi Latina è più povera, perché ha perso non solo un uomo di sport, ma un punto di riferimento umano, culturale, civile.

Chi lo conosceva lo sa: Federico non faceva rumore, non cercava vetrine, non inseguiva applausi. Eppure ovunque passasse lasciava il segno. Nei campi sportivi, nelle tribune stampa, nei dialoghi davanti a un caffè, nella città che amava e nella quale ha sempre vissuto con la dignità dei gentiluomini d’altri tempi.

Era un fine conoscitore di calcio, ma mai uno di quei tuttologi che gridano la loro opinione. Federico analizzava, ascoltava, rifletteva. Poteva raccontarti una partita con parole semplici e precise, mai banali, sempre giuste. La sua era una competenza maturata sul campo e coltivata con passione autentica. Ma soprattutto, era attraversata da una profonda umanità. Federico capiva gli uomini prima ancora dei ruoli: allenatori, giovani calciatori, dirigenti. Sapeva cogliere le sfumature, rispettava tutti.

A Latina ha dato tanto, spesso in silenzio, spesso dietro le quinte. Ma chi fa le cose con il cuore non ha bisogno di palcoscenici. Lo si vedeva negli occhi dei ragazzi, nelle strette di mano sincere, nelle chiacchiere allo stadio Francioni o lungo le strade del centro. Era uno di noi, eppure aveva qualcosa in più. Quella gentilezza d’animo che oggi sembra quasi rivoluzionaria.

Oggi ci stringiamo attorno alla sua famiglia, ai suoi affetti più cari, ma ci stringiamo anche un po’ attorno a noi stessi. Perché Federico Caputi non era solo un uomo buono: era una parte bella di questa città.
E ora che se n’è andato, tocca a noi portarne avanti lo stile, l’eleganza, il rispetto.
Tocca a noi ricordarlo come merita: con gratitudine. E con la promessa di non dimenticarlo mai.