Cristian: «Io c’ero già, ma non si vedeva»
7 Agosto 2025La storia di un ragazzo che ha scelto la verità
C’è chi lascia un’impronta nel mondo attraverso i successi, e chi lo fa semplicemente scegliendo di essere se stesso. Cristian appartiene a questa seconda categoria: persone che non cercano un palcoscenico, ma che proprio per questo finiscono per essere ascoltate davvero.
Oggi Cristian. Parla con voce serena, lo sguardo diretto. Ma il suo percorso è stato tutt’altro che semplice. Nell’ultima puntata di Impronte, il podcast che raccoglie storie di chi lascia un segno, ha raccontato il viaggio più profondo che un essere umano possa compiere: quello verso la propria identità.
«Cristian c’è sempre stato»
«Mi chiamavo diversamente, ma Cristian c’era già. Lo sentivo dentro, anche se fuori nessuno lo vedeva. Era come portare addosso vestiti cuciti su un’altra persona: potevo anche sorridere, ma non mi sentivo mai a casa nel mio corpo.»
Fin da bambino, Cristian sentiva che qualcosa non tornava. Ma non aveva le parole per spiegarlo. Solo col tempo, grazie alla lettura, alla rete e al confronto con altri ragazzi e ragazze nella sua stessa condizione, ha potuto dare un nome a ciò che provava: disforia di genere.
La transizione, tra corpo e anima
Il percorso medico, dai colloqui psicologici alla terapia ormonale, fino agli interventi, non è stato solo una questione estetica. È stato un modo per allineare il fuori al dentro, per togliere finalmente il rumore di fondo che da anni accompagnava ogni gesto quotidiano.
«Non volevo diventare qualcun altro. Volevo solo essere me stesso, senza più dovermi spiegare. E soprattutto, senza più dovermi nascondere.»
Un’impronta per chi viene dopo
Cristian ha deciso di raccontare la sua storia non per diventare un simbolo, ma per fare compagnia. A chi si sente solo. A chi ha paura. A chi è ancora nel silenzio.
«Vorrei che chi mi ascolta capisse che si può fare. Che si può essere felici. Che la libertà esiste, anche se a volte bisogna lottare per conquistarla.»


