La fondazione per i 100 anni ma ne abbiamo 2300, ricuciamo il filo della storia
13 Agosto 2025Il mare di Latina è limpido, si vede la sabbia nera che rende questo posto vissuto a fronte della neutralità di Sabaudia. Un mare che pare solitario e invece è accogliente, sapido, con dietro un lago. Ma di questo non possiamo parlare in una città che non si conosce e pensa sempre a fare bello il lato che abbiamo fatto brutto con le casette affardellate. Regna il ciascuno fa come vuole e la composizione fa anonimo litorale dove le case finiscono, dove sta il mare e della duna ce ne siamo fregati. Latina è questo mare pulito con la duna e il lago, non le casette da turismo di Spinaceto al mare. Latina però deve apprezzare non la sua retorica di giganti, di nomi di locomotive diesel, ma deve prendere consapevolezza di questo mare, del parco nazionale, del lago e dell’Appia patrimonio dell’ umanità. Facciamo, credo lo riportasse in una felice intuizione Massimo Rosolini, un piano per salvare i pini dell’Appia, dell’Epitaffio che stanno morendo. Ripiantumiamoli dove mancano, curiamo quelli malati, sostituiamo quelli morti. Segnano con cartelli giganti che Latina è l’Appia patrimonio degli uomini tutti, segnando l’ epitaffio che dà il nome alla via, poi la Chiesa di Tor Tre Ponti che era bonifica prima della bonifica e dove la fontana riporta “bonifica di Piscinara” , la sede della fondazione Caetani quella del più bel giardino del mondo, poi il ponte di “Tor tre ponti” che ancora fa il suo “romano” lavoro e giù fino a Foro Appio e poi vai per Pontinia di corsa a Terracina in quella “Fettuccia di Terracina dritta come un fuso che Taruffi ci provava le moto per correre, e Dino Risi lo racconta ne “Il sorpasso”.
Capite che Latina deve uscire dalla banalità dei pionieri, della palude, della bonifica e deve riprendersi la storia. La sua Storia dal 300 avanti Cristo a oggi, altro che 100 anni che sono uno sputo. 2300 sono una Storia. Ecco se avessi voce in capitolo nella fondazione per il secolo mi giocherei la carta degli altri 22 di secoli. Parlerei con Cisterna e la sua Tres Tabernae, con Sezze raccontando dell’Arnale del Bufalo, dell’uomo a phi, della Resistenza di Mario davanti a Silla e del suo sacrificio, condiviso con i suoi uomini preferendo di morire per mano propria che accettare la pace da schiavi (come gli ebrei con i Romani a Masada). Vedere qui la storia ci passa e ripassa come la storia a Ninfa della incoronazione di Alessandro III, come le crociate pensate a Terracina.
A Latina invece abbiamo fatto diventare di regime e retorico uno che nasce non retorico e non di regime come Antonio Pennacchi. Lui è Mozart ma lo hanno fatto diventare Salieri.
Il tesoro di Latina non sono le 4 case male cerite del totalitarismo autarchico, ma la fatica di una strada che apriva al mondo dove si parlava greco e latino, dove i bizantini incrociavano barbari che volevano conoscere il futuro cercando di capire l’antico, per tacere di monaci che pensavano alla grandezza di Dio e San Tommaso ci lasciò le penne. Il centenario o si fa consapevole di questo o si fa sagra con tanto street food.


