Se Sermoneta è Australia, Facile penna inviato nella “Sermoneta prossima”
24 Agosto 2025Poi dicono che Fatto a Latina ha pochi mezzi. Noi abbiamo inviato dall’altra parte del mondo Facile Penna e Sara a raccontarci della Sermoneta che è là. Inviati dove si fa la Sermoneta prossima per raccontarla alla Sermoneta vera
Dall’altra parte del mondo, in Oceania, c’è una piccola comunità di sermonetani, anzi di loro discendenti, che mantiene ancora un forte legame con le origini, pure se molti di loro non parlano italiano e non sono mai stati sul suolo tricolore. Di cognome fanno Lanfranco e Giordani e vivono da tantissimi anni in Australia e in Nuova Zelanda. Nel mezzo del torrido agosto nostrano, io e Sara, ci siamo imbarcati su un volo Emirates per andare ad incontrare quelli che stanno nella terra dei canguri e per godere del loro fresco ma mite inverno (nell’altro emisfero le stagioni sono invertite rispetto alle nostre).
I nostri paesani sono arrivati ad Adelaide, la capitale del Sud Australia, tra la fine della Seconda guerra mondiale e la metà degli anni Sessanta. Hanno vissuto anni difficili e duri. Quelli arrivati subito dopo la guerra, prima di essere spediti a costruire ferrovie, hanno passato il loro bel periodo di ambientamento forzato nei campi di confino perché gli “aussies” (australiani nello slang locale) temevano potessero essere agitatori fascisti in fuga dalle vendette partigiane. Hanno subito la loro congrua dose di pregiudizi e razzismo.
Hanno dovuto restituire onerosi prestiti agli istituti religiosi legati al Vaticano che gli elargì i danari necessari per le prime spese. Hanno patito il caldo e hanno lavorato sette giorni su sette.
Non si sono lamentati e si sono messi a sgobbare a testa bassa. Hanno costruito ditte e case. Hanno messo al mondo figli che hanno messo al mondo una marea di nipoti. Il più vecchio è uno di quelli arrivati negli anni Sessanta. Con determinazione e duro lavoro ha creato dal nulla, insieme alla moglie, quella che per anni è stata la terza fabbrica di salotti di tutta l’Australia. Uno dei più giovani, figlio del figlio di uno dei pionieri, ha quattordici anni e fa l’arbitro di football australiano.
“L’aussie football” è lo sport nazionale ed è un misto tra rugby, calcio e pallamano. Ho chiesto a lui, col mio ignobile inglese, di spiegarmi le regole di quello strano sport. Anche se non ci ho capito molto mi sono divertito a conoscere uno sport seguito come il calcio da noi, ma senza la minima dose di violenza e fanatismo che caratterizza il nostro football.
Il derby tra Port Adelaide e Adelaide Crows i tifosi lo guardano seduti assieme nel meraviglioso Oval, lo stadio che sta attaccato al Parlamento del Sud Australia. Una delle più giovani sermonaussie, nata e cresciuta lì, si è pure azzardata a tornare in Europa e ora traduce i documenti riservati che arrivano alla Commissione Europea dagli stati membri. A noi parenti della patria d’origine i sermonetani d’Australia hanno riservato un trattamento incredibile per ospitalità e generosità con modalità che qui da noi appartengono ad un tempo lontano. Tra uno filetto di canguro (solo per me e non per Sara) e un bicchiere di syrah della McLaren Valley ci chiedevano affascinati della nostra storia e dei nostri monumenti. Noi invece siamo rimasti affascinati dal loro presente e dal loro futuro.
L’Australia è un paese di cultura occidentale e democratico che, a differenza della nostra vecchia e stanca Europa, è tutto proiettato al futuro e non arrotolato sul passato. Del resto non potrebbe che essere così visto che è rivolto geograficamente all’area asiatica, la parte del mondo più attiva e produttiva al momento. E’ un paese pieno di giovani e energia. Hanno un’attenzione maniacale per la tutela del verde e della natura senza le derive ideologiche nostrane. Lavorano tutti e si permettono di cambiare lavoro, pure quello a tempo indeterminato, quattro o cinque volte in pochi anni. Così ci ha raccontato di aver fatto una di loro che vive a Sidney e che ci ha fatto conoscere, oltre a quell’incredibile metropoli, le blue mountains con le loro foreste di gum trees. I gum trees sono gli alberi di eucalipto o “monumenti viventi” come li chiamava Antonio Pennacchi nei suoi libri ed in primavera puoi vederci arrampicati i morbidissimi koalas.
Bello vedere nostri discendenti vivere nel presente e guardare al futuro in un posto in cui i musei non si pagano e le strade a sei corsie le costruiscono in pochi anni con tanto di migliaia di alberi piantati ai bordi delle carreggiate. Bello vedere che non tutti i cittadino del centro di una città devono protestare per avere strade senza rifiuti accatasti e parchi
urbani curati (abbiamo scoperto che da quelle parti per far crescere le piante pubbliche non solo le innaffiano regolarmente ma le concimano pure. Questi pazzerelloni!).
Bello vedere che è possibile non discutere ancora se il fascismo sia stato o meno una cosa buona ma parlare del ruolo dei capitali che cinesi e indiani portano sul territorio nazionale e come si possibile trarne vantaggio senza farsi colonizzare.
PS Ringraziamo infinitamente i sermonaussies per l’accoglienza e speriamo di rincontrali qui sotto il Castello dei Caetani. Speriamo pure di poter andare a trovare un giorno i sermonkiwi, i sermonetani di Nuova Zelanda, e raccontare pure la loro storia.


