Il mio saluto a Mario Cepollaro, il mio compagno di banco al liceo e la tribuna dei belli che oggi è brutta

Il mio saluto a Mario Cepollaro, il mio compagno di banco al liceo e la tribuna dei belli che oggi è brutta

31 Agosto 2025 0 Di Lidano Grassucci

Scrivo e non vorrei, scrivo di una partenza che non vorrei mai fosse partita. Sulla chat di Fb che “coltiviamo” con i miei compagni di Liceo, il Grassi di Latina, arriva la notizia data dal figlio Marco, inoltrata da Mauro Imparato “Papà, non c’è più”

Il papà è Mario Cepollaro, mio amico di banco per lunghi anni. Al liceo diventi “fratello” per via che per anni, ogni giorno, stai insieme e insieme passi da essere bimbo a essere uomo. Mario era allegro, Mario abbiamo condiviso scherzi e goliardia, e scherzando ci siamo fatto uomini. Mario non si tirava indietro in ogni cosa, divertente o triste.

Avevamo fatto dentro la classe un sodalizio di quelli all’ultimo banco: io, lui, Augusto Cocchioni e Paola Battista. Ci prendevamo in giro da soli, Paola era bravissima, noi molto meno ma che faceva, giocavamo ad essere veri ed eravamo solo poco più che bambini.

Mario si presentava la mattina con la barba fatta di fresco a mezzogiorno già l’aveva di nuovo e tanta e anche questo ci faceva giocatori e ciascuno, in classe, si faceva personaggio ed eravamo dentro un film, dentro un film da iniziare.

Ora? Mario la tua parte è finita, ci hai lasciato e confessiamo che senza uno dei belli diventiamo tutti più brutti. Le sparavamo grosse, enormi, le vivevamo piccole ma che ci sembravano il mondo. Poi facevi gli scherzi a quelli del primo anno e io non  ero d’accordo ma tu ridevi e poi ti diventavano fratelli.

Mario facile dirti che non dovevi andare in moto, che di dolore ne avevi già avuto tanto, che dovevi stare ancora a insegnare a quelli piccoli ad essere grandi… ma che ti dico.

Mario mi sento brutto, mi sento solo, mi sento che la corsa mia non ha fiato.

Mario, però, non eravamo d’accordo così dovevamo ancora cercare di fregare i professori dall’ultimo banco, con la barba incolta. Belli eravamo e chi ci avrebbe mai fermato.

Ciao Mario, un saluto a tuo figlio Marco che di te ha il sorriso e la capacità di stare a questo mondo da signore.