Il silenzio spezzato di Paolo: il grido nascosto del disagio giovanile a Latina

Il silenzio spezzato di Paolo: il grido nascosto del disagio giovanile a Latina

12 Settembre 2025 1 Di Fabio Fanelli

Ancora una volta la provincia di Latina è costretta a fare i conti con una tragedia che lascia senza fiato. Dopo la scomparsa della giovanissima Alexandra, ora quella di Paolo, che inevitabilmente si intreccia con il ricordo di Emanuele, un anno fa, nello stesso territorio di SS. Cosma e Damiano. Una terra devastata, non solo dal dolore delle famiglie, ma da un disagio profondo che attraversa i nostri ragazzi e che troppo spesso resta invisibile fino al punto di non ritorno.

Il peso delle apparenze nella modernità

Viviamo in un’epoca che esalta l’apparenza, l’immagine, la perfezione costruita sui social e nel confronto continuo. I giovani crescono con lo sguardo rivolto a un mondo che sembra chiedere sempre di più: successo, bellezza, forza, resilienza. Eppure dietro quelle immagini patinate, spesso, ci sono fragilità enormi. Il disagio giovanile non urla, sussurra. Non si mostra, si nasconde. Fino a esplodere.

Una società che corre troppo veloce

La modernità offre opportunità immense ma corre a una velocità che i ragazzi non sempre riescono a seguire. I tempi della crescita, della scoperta di sé, della costruzione della propria identità si scontrano con un mondo che chiede risposte immediate. Lo studio, il lavoro, le relazioni: tutto appare come una sfida continua. In questa corsa, chi resta indietro si sente escluso, inutile, invisibile.

Cosa possiamo fare?

La domanda è urgente e collettiva: cosa dobbiamo fare, cosa possiamo fare?

  • Ascoltare: non giudicare, non ridurre a slogan il malessere dei giovani, ma dare tempo e spazio alle loro parole.
  • Educare alla fragilità: far capire che non esistono vite perfette, che cadere è possibile e che chiedere aiuto è un atto di forza.
  • Creare comunità: scuole, famiglie, istituzioni, associazioni devono ricostruire un tessuto sociale che non lasci nessuno solo.

Una provincia ferita ma non arresa

La provincia di Latina, con le sue comunità, non può e non deve restare spettatrice di queste tragedie. Ogni giovane perso è un pezzo di futuro che ci viene strappato. Alexandra, Paolo, Emanuele non devono diventare solo nomi da ricordare, ma moniti forti, richiami urgenti a ripensare il nostro modo di vivere, educare, comunicare.

La modernità non può essere solo apparenza. Deve tornare ad essere umanità.