Il caso di Pisa e del prof sionista. Quando i buoni “uccidono” il pensiero critico
17 Settembre 2025I due mali contro cui la ragione filosofica ha sempre combattuto – e deve combattere ora più che mai – sono da un lato il non credere a nulla; dall’altro la fede cieca
Norberto Bobbio
Una ventina di studenti pro Pal, affiliati ai collettivi universitari di sinistra, hanno interrotto martedì mattina una lezione al dipartimento di scienze politiche dell’Università di Pisa tenuto dal professor Rino Casella. E in pochi istanti quella che doveva essere poco più che un’azione dimostrativa per Gaza è diventata un’aggressione fisica ad un docente che aveva tentato di fermare i manifestanti. (ANSA)
La libertà di insegnamento è sacra, l’ università è sacra. Dentro le università ci debbono essere eresie e non ovvietà.
A Pisa dei ragazzi negano ad un professore di fare lezione, perché?
È sionista.
Quindi i cattolici potrebbero vietate la lezione delle altre fedi, gli atei dei credenti, i belli dei brutti.
Si comincia sempre così: con i buoni che in nome della loro bontà diventano feroci contro i cattivi, assassini in nome della vita
Galileo non avrebbe mai potuto pensare che questa terra non era il centro fisso dell’ universo ma correva intorno a quella stella che chiamiamo sole se non fosse stato dentro la libertà, ma dei buoni gli fecero un processo “per il falso e non per il vero”
Non può parlare perché sionista, allora arriveranno quelli che diranno: non può parlare perché liberale, perché a favore dei vaccini.
Siamo alla caccia alle streghe, alla caccia ciclica all’ ebreo.
Direte, e Gaza? Gli italiani 80 anni fa dichiararono guerra a 44 stati diversi, fecero campi di concentramento, ispirarono Hitler, poi si fecero suoi schiavi, ma in America accolsero (e gli fu virtù) Enrico Fermi . Le intelligenze non amano le caselle di buoni e cattivi, ma sono libere anche nel pensiero assurdo per le maggioranze.
Inorridisco a questa barbarie che è seme di un odio che tornerà con i tanti che già dicono “il tedesco non aveva più tutti i torti”.
Emerge dietro la bontà la necessità di branco contro il diverso, contro la voce dissonante.
Norberto Bobbio parafrasava il padre della politica, Niccolò Macchiavelli (a dire il vero una vulgata su di lui) , e lo faceva da liberale: i mezzi presuppongono i fini. Se impedisci una lezione dentro la libera università, prepari il mostro totalitario che verrà.
Dicono, ma quelli che contestavano lo facevano per la pace, come i pii cristiani bruciavano le streghe per la verità, come i frati per il messia cancellavano gli eretici per il loro errore. I troppo buoni per giuste cause, uccidono la diversità e non era buona causa la razza pura per i tedeschi?
Dio ama diversità meravigliose e odia le uniformità mostruose. Gaza? La guerra è cosa terribile, ogni bimbo morto è futuro che non ci sarà, ma quei bimbi non dovrebbero “proteggere” uomini armati ma essere da loro protetti, dovrebbero essere amati come bimbi non essere martiri. Poi chi ha ragione? Chi ha torto? Nelle aule delle università ci dovrebbero essere torti e ragioni nello stesso giorno, nello stesso scontro.
Se muore l’ università muore la nostra civiltà e le università saranno scuole coraniche, seminari per preti, luoghi non di ricerca ma di preghiera e saremo tutti incivili.


