Latina e le 300 telecamere: un cerotto su una ferita profonda

Latina e le 300 telecamere: un cerotto su una ferita profonda

22 Settembre 2025 1 Di Fabio Fanelli

Latina ha vissuto giorni di fuoco, giorni che hanno mostrato con brutalità quanto fragile sia la sicurezza nel capoluogo pontino. E la risposta della Regione Lazio, guidata da Francesco Rocca, è stata l’annuncio dell’arrivo di 300 telecamere di videosorveglianza a Latina. Una mossa che, a prima vista, sembra la soluzione. Ma è davvero così? O è soltanto un cerotto colorato messo su una ferita che continua a sanguinare?

Telecamere come ombrelli sotto la tempesta

Una città non si salva con gli occhi elettronici puntati sugli incroci. Le telecamere a Latina sono come ombrelli aperti in mezzo a un uragano: possono riparare qualche goccia, ma non fermano il vento che devasta. La criminalità organizzata, il degrado sociale, le periferie dimenticate non spariscono con le telecamere. Si combattono con progetti di lungo periodo, con la presenza fisica dello Stato, con investimenti su scuole, famiglie e giovani.

I cittadini vogliono risposte, non solo occhi digitali

Latina non è un set cinematografico da osservare in diretta streaming. È una comunità fatta di persone che hanno paura a uscire la sera, che chiedono risposte vere. Eppure le istituzioni, invece di aprire un tavolo con i cittadini, scelgono la via più semplice: moltiplicare telecamere e dare l’impressione di controllo. Ma il controllo senza partecipazione è solo un’illusione.

Una città che non può più essere spettatrice

Latina è stanca di essere solo cronaca nera. I cittadini vogliono tornare protagonisti, non comparse di un copione scritto altrove. Ma per riuscirci serve che le istituzioni li ascoltino, li coinvolgano, costruiscano con loro una nuova idea di sicurezza. Perché la vera sicurezza non nasce dal vedere, ma dal sentirsi visti: dai propri rappresentanti, dalle forze dell’ordine, dalla politica.

Non basta contare le telecamere, serve contare sul futuro

Rocca potrà portare 300, 500, 1000 telecamere a Latina. Ma se la Città rimane senza prospettive, se i giovani continuano a non avere spazi, se le periferie restano vuote e dimenticate, le immagini restituite da quei monitor saranno solo lo specchio di un fallimento collettivo. Latina ha bisogno di un progetto coraggioso, di una strategia che parta dal basso. Non di un’altra promessa che rischia di trasformarsi nell’ennesimo spot istituzionale.