In attesa della riforma sulla difesa personale!

In attesa della riforma sulla difesa personale!

30 Settembre 2025 0 Di Davide Venditti
La riforma sull’autodifesa, quella che punta a eliminare il rischio di finire sotto processo per eccessiva difesa personale, non è solo un dettaglio giuridico. È un passaggio che scava molto più a fondo, perché tocca la percezione collettiva di sicurezza in una società che da anni vive intrappolata nelle paure. Paure spesso alimentate e maneggiate dalla politica, che invece di proporre soluzioni ha imparato a nutrirsi di emozioni e insicurezze.
Per decenni abbiamo visto come il racconto della paura sia diventato la moneta con cui si compra il consenso: dalla minaccia dello straniero al ladro che entra in casa, dall’occupazione abusiva al rischio di finire imputato proprio quando si reagiva a un’aggressione. Casi reali ce ne sono stati eccome: proprietari trascinati in tribunale dopo aver sparato a un intruso, famiglie costrette a fare la guerra alla burocrazia per riavere l’appartamento occupato, cittadini trasformati in sospetti per aver reagito a una rapina. Non serviva altro, perché quella fragilità legale era diventata il combustibile perfetto per gonfiare la narrazione di un Paese insicuro.
La riforma, sempre se passerà, cambierà il quadro. Sapere che ci si può difendere senza paura di finire imputati è un messaggio che toglie potere a chi specula sull’ansia sociale. Non c’è più lo stesso spazio per agitare lo spettro dell’insicurezza come arma politica, perché la legge restituisce al cittadino il diritto di reagire. In altre parole, se sei libero di difenderti, diventa più difficile convincerti che sei indifeso.
Per anni la convivenza multiculturale è stata caricata di timori proprio in nome della fragilità della sicurezza personale. Se quel timore viene meno, l’altro smette di essere visto come minaccia e diventa semplicemente parte della comunità. Il terreno si livella: nessuno più vittima, nessuno più colpevole per definizione.
Ed è qui che si vede l’effetto politico più forte. Una riforma del genere rischia di togliere ossigeno a interi discorsi elettorali fondati sulla paura. Se la paura non funziona più, la politica è costretta a cambiare registro. Non basta più agitare fantasmi: servono progetti, visioni, idee concrete. È questo, in fondo, il vero potenziale rivoluzionario di una norma così.