Latina ricorda il pogrom del 7 ottobre con la storia di Awad Darawshe

Latina ricorda il pogrom del 7 ottobre con la storia di Awad Darawshe

7 Ottobre 2025 0 Di Lidano Grassucci

Pomeriggio di ottobre a Latina, c’è il sole ma fa freschetto, punge. Debbo andare ad aprire la sala della Casa del combattente, c’è l’ incontro per ricordare il 7 ottobre e di ottobre è il sei. Ho tre locandine e la chiave della sala insieme a tanto timore che sarò solo o poco di più. Ma a chi vuoi che interessino le ragioni di Israele quando giornali, TV, manifestazioni hanno riaperto il “pogrom” o la sua prefazione? Arrivo in piazza san Marco a Latina, io e tre locandine. Vuoto, ma vuoto pieno… Si avvicina un signore che si presenta: sono un amico di Petronio sono qui per dare una mano. Dico… Ho tre locandine e una chiave, il resto non lo so. Attacchiamo le locandine, arrivano i carabinieri “dottore siamo qui dalle 5”. Si fermano a parlare, noi restiamo in due (di numero). Sono teso, ma chi mai verrà? Arriva da Roma Ada e il marito, lei è una ebrea setina che vive a Roma, siamo 4.

Sono le 5.35. Siamo 4, Ada mi chiede se è sicuro l’ arrivo di Alex Zarfati, presidente del progetto Dreyfus esponente della comunità ebraica di Roma. La rassicuro, ma non sono sicuro, che viene, naturalmente ci conto. Dico ad Ada di accompagnarmi a comperare penne e carta. Sono le 5.40, arriva Giusy e siamo ben 5. Vado a comperare le penne, incontro Daniel Sermoneta , uno dei relatori, che mi dice “siamo pochi ve?”. Gli dico verranno, passa Alessia in auto che cerca parcheggio,  arriva Lucia siamo sei, arriva Petronio con le bandiere di Israele e… Rientro con “penne, carta e calamaio” . C’è anche la polizia con una pattuglia e la Digos. Dei signori mi chiedono: e’ qui il convegno sul sette ottobre? Arriva anche Maurizio Guercio, Alex mi dice che sta parcheggiano. Arrivano tre signori che non conosco e mi presento, si siedono in fondo alla sala e … La sala si riempie di gente che viene di suo, gente che mi dà la mano.

Disciplinata, le sedie sono tutte occupate. Tre locandine? Ora ho anche tre bandiere, e la gente continua a venire. Nel pomeriggio mi confortava solo il risultato elettorale in Calabria dove, per dirla alla Pietro Nenni, alle piazze piena corrispondevano urne vuote. Ho invitato tanti consiglieri comunali di Latina, si presenta solo Renzo Scalco e poi Nicola Catani. Pensare che la Lega e Salvini è l’ unico leader che sta con Israele ma forse a Latina la posizione non è arrivato o stanno impegnatissimi in un vertice su ABC dove, scoprirò poi, hanno deciso di “pulire la città”, che mi pare una osservazione che  Mèssie de La Palisse era originale. Arriva da Priverno Yuri Musilli , consigliere comunale della Lega . In prima fila L’ex Senatore del PD, Claudio Moscardelli, Loreto Capuano Chirurgo del Goretti, c’è Salvatore Schintu ex sindaco di Sabaudia

Sala piena, senza professori che incitano, senza partiti, senza sindacati, senza televisioni, ma per convinzioni, per dubbio, per…

L’ incontro è dedicato ai medici di Israele , arabi e ebrei, che curano nella guerra Dico la mia del delirio che vedo intorno ad un tema che è tragedia, dico la mia sul cancro antisemita che ogni inizio secolo ritorna annunciando la tragedia dell’ odio. Dico del dovere della Resistenza per la sopravvivenza. Maurizio Guercio, argomenta, sottolinea questo racconto unidirezionale imposto e diventa “tortura” la sottrazione della crema solare e cita la Calabria. Daniel Sermoneta che parla di medici che si fanno militanti e non più curanti, che digiunano per una parte quando dovrebbero mangiare e aiutare tutti. Parla Alex Zarfati, parla dei timori ma c’entra il suo racconto su un infermiere arabo che il 7 ottobre avvertito del pericolo, stava di servizio al rave che si è trasformato in silenzio, decide di restare a curare chi aveva bisogno di lui, molti sanitari ebrei hanno avuto paura e sono andati via. Lui no. Cura, aiuta, sutura le ferite ma un colpo lo colpisce e lo uccide. Nel suo villaggio arabo in Israele ai funerali c’è erano beduini del deserto, ebrei, drusi, cristiano, musulmani … Ecco il volto di Dio.

 

IL RACCONTO DI ALEX ZARFATI E L’ESEMPIO DI Awad Darawshe

 

Voglio raccontarvi una storia. Una che per me racchiude tutto ciò che Israele è, e tutto ciò che il mondo dovrebbe capire. Awad Darawshe aveva 23 anni. Era un paramedico arabo-israeliano di Iksal, un villaggio vicino a Nazareth. La mattina del 7 ottobre era in servizio al festival Supernova, per prestare soccorso in caso di malori o incidenti. Quando è iniziato l’attacco, i suoi colleghi hanno ricevuto l’ordine di evacuare. Lui no.
Ha detto: “Io resto. Parlo arabo, posso gestire la situazione. Posso aiutare.” È rimasto tra i feriti, cercando di tamponare le ferite, di calmare chi urlava, mentre attorno arrivavano i colpi di arma da fuoco. Poco dopo è stato ucciso, colpito mentre soccorreva un giovane israeliano a terra. Il suo corpo è stato identificato giorni dopo. I terroristi avevano persino rubato la sua ambulanza per usarla nella fuga verso Gaza. Awad non era un soldato. Era un ragazzo che aveva scelto la medicina per curare, non per odiare. E in quel gesto — rifiutare la fuga, restare per aiutare — c’è la dimostrazione che la compassione umana non ha religione. Al suo funerale, a Iksal, sono arrivati in migliaia: ebrei, arabi, cristiani, drusi. Il governo israeliano lo ha ricordato come eroe nazionale. Ma la verità è che era un essere umano normale, che ha fatto la cosa giusta quando tutto intorno era follia.

A.Z.