Non si zittisce la verità

Non si zittisce la verità

17 Ottobre 2025 0 Di Fabio Fanelli

Ci risiamo. Un altro attacco, un’altra intimidazione, un altro segnale marcio che qualcuno, da qualche parte, non sopporta la libertà. Questa volta nel mirino è finito Sigfrido Ranucci, giornalista coraggioso, voce libera, bersaglio di chi teme la verità più di qualsiasi arma.

Quello che è accaduto non è solo un attentato a un uomo: è un colpo sparato alla schiena del giornalismo. A quella parte del mestiere che ancora crede che raccontare significhi disturbare, scavare, denunciare, dare nomi e cognomi anche quando tremano le mani.

E sì, lo so bene anche io cosa significa quando qualcuno prova a tapparti la bocca.
Non servono pistole. A volte bastano le telefonate, i sorrisetti, le pressioni “cordiali” di chi crede di poter comprare il silenzio con la promessa di una collaborazione o la minaccia velata di un isolamento.
C’è chi ti fa capire che “forse sarebbe meglio non scriverlo”, che “non conviene” mettere certi nomi, che “tanto non cambia niente”. Ecco: quella è la forma più elegante della censura.

Mi è accaduto, in questa stessa città, di vedere mani cercare di chiudere non la mia bocca, ma il mio taccuino. Mani che preferivano l’eco del consenso al frastuono della realtà.

Chi tocca un giornalista, chi prova a mettergli un bavaglio, non colpisce solo una persona: ferisce la democrazia, la indebolisce, la piega al proprio interesse.
Perché se zittisci una voce oggi, domani non ne parlerà più nessuno.
E allora sì, meglio essere scomodi che complici, meglio essere soli che servili, meglio nemici del potere che amici del silenzio.

Sigfrido Ranucci va difeso, senza se e senza ma.
Perché difendere lui significa difendere tutti noi che crediamo ancora che il giornalismo non sia intrattenimento, ma resistenza.

E a chi ancora pensa che basti alzare la voce per farci tacere, una sola risposta: non si zittisce la verità. Mai.