Una mattonella per Simone: quando il ricordo diventa casa

Una mattonella per Simone: quando il ricordo diventa casa

31 Ottobre 2025 0 Di Fabio Fanelli

Ci sono luoghi che restano vivi anche quando chi li abitava non c’è più.
A quattro mesi dalla tragica scomparsa di Simone Besco, il giovane di Sabaudia rimasto ucciso sulla Litoranea dopo essere stato investito da un bus del Cotral, gli amici hanno voluto trasformare il dolore in un gesto d’amore: una mattonella in sua memoria, posata su una panchina alle spalle del Municipio di Sabaudia, nel punto in cui, ogni giorno, trascorrevano insieme pomeriggi e serate, tra battute, confidenze e sogni di futuro.

Non è una semplice mattonella. È un frammento di cuore inciso nella città.
Un piccolo quadrato di ceramica che racchiude una storia di amicizia, giovinezza e assenza, ma anche la certezza che il ricordo non svanisce mai davvero.
Ogni volta che qualcuno si siederà su quella panchina, Simone sarà lì, nel vento che soffia dal lago, nella luce che filtra tra gli alberi, nelle risate dei ragazzi che continuano a riempire di vita quel posto.

La mattonella di Simone Besco diventa così un simbolo collettivo, un modo per dire che la memoria non ha bisogno di monumenti per esistere: basta un luogo sincero, un segno semplice, un gesto che unisce.
Gli amici hanno scelto qualcosa che non chiude il dolore, ma lo trasforma.
Una panchina dove sedersi e pensare, dove sentire che anche il silenzio può parlare e raccontare chi non c’è più, ma continua a esserci in ogni ricordo condiviso.

Sabaudia ora ha un nuovo punto di incontro: un angolo dove il passato incontra il presente, dove le serate di un tempo si confondono con quelle di oggi.
Lì, su quella panchina, la città intera può fermarsi un momento e ricordare.
Perché Simone non se n’è andato davvero: vive nella memoria di chi lo ha amato, e nelle piccole cose che restano.
E quella mattonella, semplice e silenziosa, è la sua firma nel cuore della città.