La legge Basaglia: non è “libertà”, è abbandono!

La legge Basaglia: non è “libertà”, è abbandono!

2 Dicembre 2025 0 Di Davide Venditti
La legge Basaglia è stata celebrata come una rivoluzione umanitaria, la grande liberazione dai manicomi che per decenni avevano rinchiuso persone in condizioni disumane. L’intenzione era nobile: restituire dignità, cure e diritti. Il problema è che l’Italia ha fatto il primo passo e poi ha lasciato perdere il resto. I manicomi sono stati chiusi, sì, ma il sistema che avrebbe dovuto sostituirli centri di salute mentale aperti, strutture protette, percorsi assistenziali stabili, medici e personale adeguato, è rimasto sulla carta. Il risultato è che una parte delle persone che un tempo avrebbe avuto una presa in carico continuativa oggi vive ai margini, spesso senza cure, senza assistenza e senza protezione. Non è colpa loro, è colpa di uno Stato che ha spezzato un sistema senza costruirne un altro.
Così ci ritroviamo con città dove il disagio psichiatrico grave si manifesta in strada, tra senzatetto lasciati a se stessi, persone in evidente sofferenza che non sanno dove andare e, nei casi più estremi, episodi di violenza o comportamenti imprevedibili che finiscono sui giornali. Non è “libertà”, è abbandono. E l’abbandono non genera una società più civile, ma più fragile. La verità scomoda è che la riforma Basaglia ha funzionato solo a metà: ha tolto le mura, ma non ha creato un sistema moderno come quelli presenti nei Paesi del Nord Europa, dove la presa in carico è continuativa, medica e strutturata. In Italia, troppo spesso, l’unico luogo che accoglie chi sta male non è un servizio sanitario, ma il marciapiede. E quando un Paese trasforma la salute mentale in un problema di ordine pubblico, significa che ha sbagliato tutto.