A Torino la sinistra che non sceglie, un poliziotto solo e tanti vili
1 Febbraio 2026A Torino protestavano. Non so nemmeno se per il giusto o per il torto, ma protestavano.
E ogni protesta merita ascolto, ogni reclamo nasce da qualcosa di reale.
Non sono pacifista — i pacifisti mi sembrano un po’ come le banconote da tre euro — quindi non nego che nella storia esistano la violenza e la rivolta. Sono socialista e la rivolta è nell’idea, ma penso che anche dentro la tragedia si debba provare a capire. Norberto Bobbio diceva che i mezzi prefigurano i fini.
Un poliziotto di 29 anni, isolato e a terra, colpito da un gruppo.
Un gruppo di manifestanti lui a terra, indifeso, circondato.
In entrambi i casi chi colpisce sa di non rischiare: può solo fare male non rischiando nulla.
E lì c’è la viltà. Ed è la viltà che diventa simbolo del torto.
Non cito Pasolini — gli agenti proletari e i contestatori figli di papà — ma il pensiero passa.
E la sinistra? Ha voci timide. Sembra quasi che sia diventato politicamente corretto pensare che ogni rivolta sia nel giusto e ogni divisa nel torto.
Le divise non mi piacciono, ma le divise nel ’45 salvarono me e altri da “rivoltosi” in camicia nera che avevano fatto il regime e mosso guerra a 40 paesi diversi.
Torto e ragione non stanno in automatico da una parte. Prima di tutto ci vorrebbe rispetto, anche per chi è lontano da noi. Il fascismo è questo non considerare l’ altro come umano.
Se il mezzo è la viltà, il fine ne porta il segno


