Promettere è Facile, Governare è Complesso
22 Febbraio 2026“Votatemi, la soluzione è semplice.” Vengono eletti. Incassano consenso, incarichi, sovvenzioni. Poi la formula si rovescia: “Il problema è complesso.” Nel frattempo, di problemi ne sono comparsi altri. La semplicità serviva per salire. La complessità serve per restare.
Non è un incidente. È uno schema. La promessa è netta, lineare, moralmente limpida. L’implementazione sparisce. Nessun cronoprogramma, nessuna copertura finanziaria, nessuna analisi degli effetti collaterali. Solo dichiarazioni.
Quando iniziano le crepe, entrano le scorciatoie retoriche.
L’uomo di paglia: si riduce la critica a caricatura. “Volete il caos”, “volete bloccare tutto”. Si combatte una versione deformata dell’obiezione, non quella reale.
L’ad hominem: invece di rispondere nel merito, si scredita chi pone il problema. Se il critico è etichettato, la questione può essere evitata.
L’ad verecundiam: “lo dicono gli esperti”, “ce lo chiede l’Europa”, “lo impone il mercato”. L’autorità viene usata come scudo, non come argomento.
L’ad populum: “la gente è con noi”. Il consenso evocato diventa prova di correttezza, anche quando i risultati mancano.
Così l’idea politica cambia funzione. Non è più un progetto operativo, ma un segnale identitario. Serve a mostrare fermezza morale, non a costruire procedure.
Implementare significa assumersi costi: conflitto, impopolarità, responsabilità misurabile. Dichiarare è più economico e rende di più sul piano simbolico.
Il risultato è un circuito chiuso: promessa semplice, mandato ottenuto, complessità invocata, colpe spostate. Molta retorica. Poca struttura. E ogni ciclo produce più sfiducia del precedente.


