Sovrano è il popolo non i giudici

Sovrano è il popolo non i giudici

11 Marzo 2026 0 Di Lidano Grassucci

Leggo e rileggo le ragioni del «no» al referendum sulla separazione delle carriere. Leggo timori e impressioni di fronte a evidenze concrete. Cos’è il timore? Una paura di qualcosa che deve ancora venire o che è già venuta nella mente del timoroso, davanti alla verità nuda dei fatti che racconta altro.
Ho partecipato, da semplice uditore, a un confronto in cui un giovane magistrato sosteneva che la legge va interpretata dal giudice e che, interpretandola, crea nuovi diritti, che il legislatore può poi soltanto certificare o negare. Questa argomentazione spiega perfettamente la necessità di separare le carriere dei magistrati: perché la magistratura si trasforma in legislatore ed entra a gamba tesa nelle prerogative dell’esecutivo.
Esonda. Si fa eversiva. Non applica la legge: la riscrive.
Dice: «Diamo nuovi diritti», come a sostenere che la legge sul divorzio fosse stata del tutto vana, perché i giudici avevano già interpretato il divieto di scioglimento del matrimonio come una semplice raccomandazione, superata da sentenze che se ne fregano della legge e applicano un’altra “legge”. Baslini e Fortuna? Due inutili scribacchini.
La sovranità popolare – sì, proprio quella di «Sovrano è il popolo» – viene così interpretata come: «Sovrano è il popolo se e solo se i giudici lo interpretano». Novemila vincitori di concorso determinano i diritti di 60 milioni di persone che quei diritti li hanno per loro “natura”. Parafrasando George Orwell: non c’è scritto da nessuna parte che gli uomini sono tutti eguali, ma i giudici sono più eguali degli altri.
Arrogarsi il diritto di creare norme a seconda del bisogno, per calarle nei casi concreti, è pura eversione. È la negazione del principio sacro della divisione dei poteri di Montesquieu.
Se poi ci metti Gratteri che annuncia di «fare i conti con Il Foglio» dopo il referendum, e chi va in giro a dire che questa riforma salverebbe Totò Riina (quindi chi la vota è complice dei boss), il quadro è completo. In soldoni: se non sei con me, sei cattivo, vile e colpevole.
Così argomentano quelli del «no».
La Meloni verrà giudicata alle elezioni.
La riforma resterà per i cittadini.

Voto Sì convintamente. Si vota per testa non per casta .