La sindrome del “No” e il bisogno del “Sì”
16 Marzo 2026Esiste un’Italia che ha paura di ogni mutamento e teme la differenza; un’Italia che cerca rassicurazione fuggendo dal rischio di vivere. Quarant’anni fa, fior di intellettuali si opposero all’apertura del McDonald’s in Piazza di Spagna a Roma.
Quel panino, dicevano, avrebbe rovinato una civiltà millenaria, come se per millenni, da queste parti, ci fosse stato altro che la fame. Ma dire “no” faceva tendenza. E poi gli americani erano i “cattivi” per definizione: mormoni, padri pellegrini, figure troppo distanti da Santa Romana Chiesa.
Oggi McDonald’s compie quarant’anni ed è ridicolo pensare che qualcuno, allora, vi scorgesse un pericolo esistenziale. Accadde lo stesso con l’Autostrada del Sole: c’era chi sosteneva fosse meglio asfaltare le mulattiere preesistenti. Ogni cambiamento viene cassato in nome del dogma secondo cui “serve ben altro”.
Oggi il benaltrismo si annida nel dibattito referendario, dove i “noisti” sostengono che il problema non sia la riforma, ma il numero dei cancellieri. È come dire che il problema di un malato in ospedale non sia la cura, ma la disponibilità di lenzuola pulite.
Il nodo della giustizia non riguarda solo la tutela della libertà, ma il potere di chi quella libertà può toglierla—una prerogativa che non è concessa nemmeno alle religioni, nemmeno a Dio. Il punto è esattamente questo: garantire a Caino (che domani potrebbe essere Abele) la possibilità di essere giudicato da un magistrato che ne risponda e che sia realmente “terzo e imparziale”. Il problema non è “altro”, è questo.
Eravamo il Paese che costruiva più televisori al mondo, ma rigorosamente in bianco e nero. Ci opponemmo al colore perché “il problema era ben altro”. Risultato? Oggi non produciamo più un solo televisore, a prescindere dal colore, e non produciamo nemmeno smartphone. Il problema era l’innovazione, non “altro”.
Se questa logica del “no” dovesse vincere, questo Paese spegnerà la luce del suo Umanesimo e del suo Rinascimento, ripiombando nell’oscurità della superstizione e nella tristezza delle laiche religioni della paura. Questa riforma non va valutata solo in termini di utilità, ma di giustizia. E davanti alla giustizia, il cuore del problema restano sempre e solo le garanzie per gli innocenti.
“Ben altro” è solo un modo per fuggire dal vero.


