Referendum: la sinistra ha paura!

Referendum: la sinistra ha paura!

16 Marzo 2026 0 Di Davide Venditti

La sinistra italiana si sta spaventando a morte, e il punto non è soltanto il referendum in sé, ma la scena più ampia che quel voto sta mettendo a nudo. La sinistra sente di non avere più presa reale sul Paese, smette di parlare con voce propria e comincia a cadere inesorabilmente nell’anonimato. Quello che sta accadendo adesso: invece di mostrare forza, linea, visione, la sinistra rincorre interlocutori celebri, volti noti, firme da esibire, figure da sventolare come certificati di esistenza. È un riflesso quasi disperato, perché dietro questa continua ricerca di legittimazione esterna c’è una verità molto più semplice e molto più brutale: non riesce più a legittimarsi da sola.

Il problema infatti non è solo elettorale. È linguistico, culturale, psicologico. Per anni una certa sinistra ha coltivato l’idea di essere il campo naturale dell’intelligenza, della competenza, dell’elaborazione alta, della superiorità morale perfino. Oggi quella pretesa si è rovesciata nel suo contrario. Non appare più come una forza capace di interpretare la complessità e tradurla in proposta politica, ma come un meccanismo confuso che spesso promuove la sciocchezza, la ripetizione, il conformismo interno, l’autocompiacimento di gruppo. Non chiarisce, non incide, non trascina. Balbetta. E quando prova a sembrare profonda, finisce a liberare criminali nelle strade, a pubblicizzare problemi mentali, tutto nel nome del “loro” farsi vedere virtuosi. Il partito che si raccontava come il partito degli intellettuali sembra ormai un partito che ha smesso di pensare davvero, e che sopravvive soltanto nella caricatura di se stesso.

Per questo il referendum pesa così tanto. Non solo perché potrebbe segnare una vittoria del sì, ma perché rischia di certificare davanti a tutti qualcosa che già si avverte da tempo: la sinistra non ha più un centro di gravità, non ha più un linguaggio popolare, non ha più una capacità autentica di comunicare con il Paese. Ora aggrappa ai testimonial, agli appelli, alle sponde esterne, ai circuiti di reputazione, sperando che una fama riflessa riesca a coprire la nullità politica che ormai molti vedono con chiarezza. Ma il punto è proprio questo: quando hai ancora sostanza, non hai bisogno di noleggiare autorevolezza. Quando invece non hai più niente da dire, finisci per pagare qualcuno che lo dica al posto tuo.