Latina e quel treno fregnaccia di periferia
4 Aprile 2026Questo bel Paese pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.
Giorgio Gaber, io non mi sento italiano
Allora, il raddoppio della linea ferroviaria tra Aprilia e Campoleone costa 51 milioni di euro (110 miliardi di lire di una volta), su un sedime che in gran parte già esiste e senza grandi bisogno di espropri. In nessuna città degna di questo nome il treno regionale serve l’area urbana: per quella si fanno tranvie o linee metropolitane leggere. I costi per questi 10 chilometri tra Latina Scalo e il Circolo Cittadino sarebbero semplicemente insensati.
Vi immaginate se bastasse una mozione in Comune per fare… il Ponte di Messina, la base spaziale di Borgo Sabotino, o chissà che altro? Un mio amico a Sezze propose la seggiovia dal centro storico alla stazione. Visto che ci stiamo sarebbe bello anche un ponte da Ponza a Capri, o tra Palmarola e Ventotene, una funicolare tra Giulianello e Rocca massima.
Di fregnacce è pieno il mondo.
Certo, a Latina i treni volano e la fantasia nel chiedere tutto, come fossimo al centro del mondo, mentre invece siamo infima periferia, denota che qui tutto è farsa.
In Consiglio comunale, ignari del mondo ma sentendosene padroni, hanno fatto come quel Comune siciliano che dopo l’8 settembre del ’43 decise in proprio di dichiarare guerra agli Stati Uniti.
L’avrebbero persa, e diventando prigionieri di guerra gli americani avrebbero dovuto rifocillarli. Tutti d’accordo, finché un Peppino Coluzzi di là espresse il dubbio: «Ma se sta guerra la vinciamo?». Naturalmente fu seguito dalla Ciolfi locale che chiese anche una postilla per una guerra anche alla Svizzera per avere più cioccolato per tutti.
Non se ne fece nulla della guerra all’ america e pure alla Svizzera.
Ecco, le fregnacce sono fregnacce: servono persone intelligenti, non persone che vogliono fare gli intelligenti.
Ma mi faccia il piacere, diceva Totò all’onorevole Trombetta.
Ecco fateci il piacere di essere seri.


