Quando andavamo all’Acqua Zolfa, il nostro luogo dell’anima

Quando andavamo all’Acqua Zolfa, il nostro luogo dell’anima

9 Aprile 2026 0 Di Davide FacilePenna

Tonino Guerra, tanti anni fa, inventò un’espressione poetica e fortunata, “i luoghi dell’anima” che identifica tutti quegli spazi fisici o anche immaginari, che riescono a creare tra le persone una particolare connessione mnemonica ed emotiva. I luoghi dell’anima esistono per gli individui ma pure per le comunità. Per le comunità sono posti che conservano storie e ricordi che attraversano gli anni e collegano le diverse generazioni nel tempo. Uno di questi luoghi per noi sermonetani sta a Monticchio in via Romana Vecchia. Io l’ho sempre conosciuto come la sorgente dell’Aqua Zolfa, altri so che la chiamano anche Acquapuzza. E’ una sorgente naturale di acqua sulfurea che sgorga dalle falde dei nostri monti e si raccoglie proprio sui terreni che costeggiano via Romana Vecchia grazie alla particolare conformazione del luogo. La sorgente si trova all’interno di una piccola oasi composta da laghetti e sorgenti collegati tra loro dal fiume Cavata. La si riconosce facilmente, appena ci si arriva vicino, perchè le narici dei coraggiosi viandanti vengono travolte da un fortissimo odore di zolfo che ricorda quello delle uova marce. Per anni è stato il luogo delle scampagnate festive dei sermometani. Erano tempi di povertà e le mete esotiche te le dovevi trovare vicino casa. Mia nonna mi raccontava che nelle domeniche di primavera e d’estate erano tanti i sermonetani che partivano, a piedi, in chiassose e numerose comitive per radunarsi sui prati intorno all’Acqua Zolfa. Si portavano dietro delle giganetsche pagnotte secche che immergevano in quell’acqua odorosa per poi sbafarsele riempite di alici e pomodori. A quel tempo la sorgente era molto più grande e imponente di oggi e di acqua puzza ce n’era abbastanza per sfamare e dissetare tutti. Qualcuno che aveva la terra confinante con quella sorgente, complice qualche denaro in più che negli anni Sessanta cominciava a girare pure da noi, ebbe un idea semplice ma geniale. Ci piazzò in quel posto magico un chiosco e quattro panchine. Prima inziò a vendere panini al prosciutto poi passò alla carne alla brace. Erano Agostino e sua moglie Dina. Nel 1967 trasformarono quell’intuizione in un attività economica, il ristorante la Sorgente, che oggi sta ancora lì ed è gestito dai figli e dai nipoti dei fondatori. Da qualche parte dentro casa dovrei avere ancora una cassetta vhs sui cui sono impresse le immagini di un Capodanno di tanto tempo fa. Erano i primissimi anni Ottanta e la mia famiglia, insieme a tanti altri, salutò l’anno nuovo alla Sorgente di Agostino e Dina. Io ero piccolissimo e passavo ripetutamente di fronte alla Video8 mentre mia nonna Lugina mi rifiliava dei baci talmente voraci da sembrare morsi. A metà di quel vecchio video, nella sala stracolma di persone, compariva un ragazzino, che sulle note meccaniche di R.O.B.O.T, mimava un robot umano. A quel tempo ci si andava pazzi per i mimi che fingevano di essere robot umani. Un certo David Kirk Traylor era diventato celebre in Italia come Mister Zed. Lui per primo fece il robot-umano e finì pure a San Remo con quel brano che divenne un tormentone per noi bambini: “Sono un robot amo i juke-box, se metti una pila dentro di me vedrai che suonerò, che ballerò il “Balla Robot”. Dai muovi le gambe e non le piegar, apri le braccia e chinati in giù su dai ci riuscirai anche se tu bulloni non haiiiii”. Nel tempo la sorgente dell’Acqua Zolfa si è lentamente prosciugata. Mi dicono sia tornata a sgorgare nel 2020 anche se nella zona, non lontana, delle Tufette dove c’era l’altra storica fonte di acqua sulfurea. Pure lì una coppia di sermonetani geniali, percorsero, nei primi anni Sessanta, una strada parallela a quella di Agostino e Dina. Erano Anastasia e Vincenzo che, nel 1964, tirarono su il loro primo chiosco nel parco di famiglia e cominciarono a servire panini al prosciutto e vino rosso agli scampagnanti. Pure quel chiosco si trasformò in pochi anni in una trattoria che ancora sta lì e si chiama La Catena. Qualche giorno fa sono tornato a mangiar salsicce e capocollo alla Sorgente e, seppure coi cambiamenti dovuti al tempo e senza l’odore di uova marce, è stato per me un piccolo tuffo nel nostro luogo dell’anima.