Folla da Poeta

Folla da Poeta

9 Aprile 2026 0 Di Lidano Grassucci

Si fermava gente così, naturalmente. Passava prima in edicola, prendeva i giornali. L’auto restava con il motore acceso che si scaldava piano negli inverni umidi di Latina.
Un caffè, due chiacchiere sul tempo, poi via.
Pensando alla riapertura del Bar Poeta mi è tornato in mente Ciccio Pacifico, che faceva quel rito ogni mattina, e non era il solo. Era mattina presto e la città si costruiva, era ancora città futura, immaginata nel presente. Il Bar Poeta era una sosta di respiro in quella lunga corsa tra Roma e Terracina, prima di scoprire Sabaudia e San Felice Circeo. Tutto era in divenire.
Oggi invece è tutto fermo. Tutto procede a trenta all’ora, quando non è vera e propria stasi.
Il Bar Poeta era una stazione di posta sulla strada che dal mondo arrivava fin qui, dove il mondo forse finiva illudendosi di ricominciare.
Tanta gente, in questa Latina temperata di aprile. Luca Targa è il regista di questo evento, non solo la semplice apertura di un bar. Amo i bar, ci sono cresciuto dentro, a partire dalle osterie dove il vino sapeva di zolfo e di terra. Qui è un’altra cosa: Punt e Mes, bicchieri fini, arredi curati.
Il sindaco Matilde Celentano parla di arredi anni Trenta, di rigore storico-architettonico che si fa contemporaneo. Fuori, oltre la folla, si chiacchiera: Vincenzo Zaccheo conversa con Claudio Moscardelli, il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora è con Salvatore Di Cecca, ci sono Cosimo Perduto, Massimo Passamonti, il senatore Nicola Calandrini e quasi tutti i consiglieri comunali.
Che confusione bella. Sui vassoi di legno arrivano affettati, la fine di Corso della Repubblica è piena di gente che sente il bisogno di dire “ci siamo”. Guardo e riconosco Maurizio Guercio, Salvatore La Penna. Marco Giovannetti di Bodema mi spiega l’iniziativa dell’auto per riaccompagnare a casa i ragazzi che hanno bevuto più del dovuto (hanno dovuto parcheggiarla un po’ più in là per via dell’isola pedonale). Dentro ci sono anche i ragazzi di Diaphorà. Si curano i particolari, perfino il violino.
La gente chiacchiera, si saluta, è qui come se fosse doveroso esserci.
Quelle mattine di una volta erano tempo veloce dell’auto. Questa è tempo lento del pensiero.
«Un Punt e Mes, per favore.»
Poi dentro entreranno gli avventori di sempre per questa nuova avventura che è un bar. Davanti c’è il Comune, la piazza. Acampora indica l’ufficio che fu di suo padre all’Intendenza di Finanza, Zaccheo aggiunge qualcosa sul palazzo.

Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo. Si parlava di possibilità.

Gino Paoli

Poi ordini un caffè e affronti il giorno. La sera un vino fermo e vai a letto con la nostalgia del mattino passato e la speranza di quello che verrà.
Vita al bar.