Poeta, Carlo al fischio, Bruno del Mini e Fargiani: la cultura da bar
16 Aprile 2026Metto in fila l’apertura — o meglio, la riapertura — del Bar Poeta a Latina e la scomparsa di Carlo “al Fischio” a Monticchio, in quel di Sermoneta. Carlo non divenne famoso per essere come gli altri, ma per la sua unicità: fischiava mentre serviva e lanciava, con gran rumore, il vassoio a terra. Ecco, andare da lui era un’esperienza unica.
Andavo al Bar Mimì perché c’era Bruno, che sembrava fare il caffè solo per me. Erano personaggi inimitabili e tu, per loro, eri una persona con tanto di nome e cognome. E ora? Il Bar Poeta è bello e Luca Targa, che lo guida, è coraggioso; ma mi permetto di dire che dovrebbe “farsi” anche un po’ Bruno.
Bruno mi ha raccontato cento volte del pullman che arrivava da Sezze, faceva capolinea davanti al bar e di un ragazzo che, con forte accento setino, chiedeva sempre le HB. Poi le strade del ragazzo e di Bruno si divisero. Un giorno, passati vent’anni, un signore distinto si presentò al bar e “ordinò” a Bruno un pacchetto di HB, anche se lui non vendeva più sigarette.
Questo è il bar. Questa è l’anima del bar.
Chiudo ricordando Vincenzo Fargiani, che mi faceva mangiare pane e alici bevendo vino che sapeva di vino. Mi diceva sempre dove fosse papà: «Esso sta a gioca’ a bocce; ha riscito mo, mo rive’; sta alla sala a gioca’ a carte».
«Ma non ce ne andiamo, papà?»
«Fatte fa’ ‘no panino da Vincenzo, che mo’ venco».
Ero a casa da Vincenzo, ci passavo il tempo. Poi è toccato a me riportare papà e giocare alla passatella, con il vino che era un passaporto per diventare uomo.
Nella foto: Luca Targa del Poeta


