Il mio compleanno, vi ringrazio così per gli auguri

Il mio compleanno, vi ringrazio così per gli auguri

17 Aprile 2026 0 Di Lidano Grassucci

Nulla di nuovo sotto il sole. In fondo, tra miliardi di vite e miliardi di compleanni, siamo tutti accomunati da una stessa, poetica banalità.

​Il mio primo pensiero va a chi, in quel giorno lontano, era lì con il festeggiato: mia madre. Il compleanno è uno strappo violento nel dolore che, da allora, cerchiamo tutti di superare. È l’unico evento in cui si è davvero in due; poi, si resta soli a contare i passi. Mia madre se n’è andata con una certa fretta. Mia zia Maria, sua sorella, l’aveva sostituita nel rito del ricordo, finché non se n’è andata anche lei — non di fretta, a 92 anni, ma portando via con sé il mio nome di bimbo. Mi chiamava Lilli. Per un bambino è un suono dolce; per un uomo fatto è un abito stretto, eppure è così che cambiano le cose.

​Zia ricordava il mio compleanno legandolo ai guai capitati subito prima o subito dopo. Era il lessico di una famiglia piccola, minuta, immersa in un oblio profondo. All’inizio non hai tempo per gustare il tempo; poi, all’improvviso, ti trovi ad aver bisogno del sapore dei secondi, perdendo interesse per la prospettiva degli anni.

“Goditi il tempo”, ti dicono. Ma tu senti di essere finito dentro un orologio che corre e non si ferma mai. Vorresti tirare il freno, e invece cerchi solo di assaporare ciò che resta. La buona sorte arriva, e ora hai bisogno che sia davvero “sortita” — un’uscita verso la luce — e che sia buona, capace di farti apprezzare sapori che prima non sentivi nemmeno.

​Oggi non conto il “prima”. Cerco gli anelli di questo presente che vorrei durasse per sempre. Mi fanno gli auguri come a un ciclista arrivato primo, ma non c’è nessuna gara: nessuno vince, nessuno resta indietro. Cerco di essere incapace di contare, ma capace di stare qui: prendendo il sapido e lasciando l’insipido.

​Il mio medico, Maurizio Galardo, mi ha detto: “Lidano, da oggi hai il codice esenzione per gli anziani; peccato per il reddito”.

​Incasso pure questa. Eppure, credo sia bello vivere. Così bello che mi dispiace veder passare i giorni, specialmente ora che è aprile. Odio l’inverno, odio l’estate e trovo l’autunno triste. Sarà che sono nato in primavera, ma io sto bene così: ora, qui