Fenomenologia di Renato Chiocca

Fenomenologia di Renato Chiocca

18 Aprile 2026 0 Di Davide FacilePenna

E’ ormai tempo di primi caldi oltre che di feste di Liberazione e dei Lavoratori. A Latina è pure tempo di Lievito, la più importante manifestazione culturale cittadina, ormai arrivata all’undicesima edizione. Lievito ha avuto tanti padri e madri (sempre siano lodati) ma un solo volto pubblico che è quello di Renato Chiocca. Pensi Lievito e ti viene in mente il faccione sorridente e barbuto di Renatone, che è stato, nel tempo, la voce e la faccia anche di tantissimi altri eventi culturali e musicali. Praticamente un’istituzione a Latina. Ha iniziato come presentatore-moderatore per arrivare ad essere (con merito) Direttore Artistico di Lievito. Un incrocio tra il Pippo Baudo del Festival di Sanremo, l’Alberto Angela di Ulisse e l’Augias della Torre di Babele. Uno che ispira immediatamente simpatia e fiducia. Giuro che non ho incontrato nessuno che ne parlasse male, ed in una città di maledette malelingue è difficile come trovare parcheggio allo Stadio Olimpico di domenica.  Renato, se fosse una donna africana, potrebbe fare un amabile conversazione pure se si trovasse in mezzo ad un gruppo di suprematisti bianchi e misogini. La capacità di favella è, oggettivamente, fuori dal comune e non si ricorda a memoria d’uomo un solo lapsus o una sola esitazione sulla consecutio temporum. Per non parlare dei contenuti. Renato arriva sempre preparatissimo agli incontri, cimentandosi, senza battere ciglio, nei più disparati ambiti dello scibile umano. Sarebbe capacissimo di introdurre un concerto di musica da camera per passare poi ad un dibattito sugli sprechi della sanità pubblica con Ranucci terminando con la presentazione dell’ultimo thriller di Mirko Zilahy. Ho il dubbio che abbia casa dentro Palazzo M di cui ormai penso conosca ogni singola mattonella meglio del Comandante della GDF. Stesso look da anni, senza nessun cedimento all’omologazione delle mode: sportivo e informale ma sempre curatissimo (secondo me manco suda). Barba e capello leggermente lungo che, solo da poco, è un po’ incanutito (ma forse se li tinge di grigio per non dare troppo fastidio ai coetanei bianchi e pelati). Durante la bella stagione porta camicia d’ordinanza aperta sul collo, mentre d’inverno indossa maglione nero e giacca di pelle. Personalmente lo proporrei come plenipotenziario agli eventi pubblici cittadini per i prossimi venti anni. Una sorta di Commissario Mori per la cultura a Latina. Una decina d’anni fa stavo sorseggiando una malvasia sotto i portici con il mio disparatissimo gruppo di amici quado fummo travolti al passaggio chiassoso dei Funk Off seguiti da un folto gruppo di gente ballante. Si materializzò dal nulla Renato che, senza perdere il ritmo del ballo, ci salutò uno ad uno consegnandoci i volantini col programma di Lievito. In realtà è anche e soprattutto un regista e sceneggiatore che ha vinto tanti premi fuori dai confini pontini. Il più bello, secondo me, è  quello che gli hanno dato a Roma per il lungometraggio “Questi ragazzi” che racconta la normalità di tre studenti con disturbi dello spettro autistico. Io però me lo immagino, più che altro, sopra un palco, pronto ad introdurre, presentare, conversare e invitare. Di fronte alle discoteche ci trovi i buttafuori. Lui è il contrario. E’ un buttadentro del cultura. Se Silvia Salis la propongono come possibile Primo Ministro dopo due anni di Sindaco a Genova, a Renato andrebbe dato de jure il posto che occupa Giuli a Via del Collegio Romano. O più, modestamente, basterebbe che anche le istituzioni della città dessero più spazio ai Renato Chiocca in house, cosi capirebbero che non c’è bisogno di papi stranieri o capitali enormi per rendere un po più vivace e viva culturalmente questa realtà.