Superbonus peggio di un disastro nucleare
19 Aprile 2026Secondo Il Sole 24 Ore, il costo complessivo del Superbonus avrebbe raggiunto la soglia dei 219 miliardi di euro, a fronte di un intervento che ha interessato circa il 4% del patrimonio immobiliare privato nazionale. Il dato, già di per sé imponente, assume contorni ancora più problematici se rapportato alla limitata estensione della platea beneficiaria, suggerendo una sproporzione evidente tra risorse impiegate e risultati conseguiti.
La misura, concepita con l’intento dichiarato di promuovere la riqualificazione energetica e sismica degli edifici, si è progressivamente trasformata in un dispositivo di spesa pubblica di dimensioni eccezionali, la cui sostenibilità finanziaria è stata oggetto di crescente contestazione. Il meccanismo della cessione del credito e dello sconto in fattura, se da un lato ha ampliato l’accessibilità agli interventi, dall’altro ha contribuito a generare una dinamica espansiva difficilmente controllabile, alimentando un effetto moltiplicatore della spesa ben oltre le previsioni iniziali.
Nel confronto evocato con la bonifica di disastro di Fukushima, si coglie una provocazione retorica che, pur nella sua forzatura, intende sottolineare la straordinarietà dell’onere economico sostenuto. Equiparare due fenomeni tanto diversi per natura e implicazioni appare improprio sotto il profilo analitico; tuttavia, il richiamo serve a evidenziare la percezione di un impiego di risorse pubbliche giudicato eccessivo rispetto agli esiti ottenuti.
Il bilancio complessivo, ancora oggetto di valutazioni contrastanti, impone una riflessione più ampia sulla progettazione degli incentivi fiscali e sui meccanismi di controllo della spesa. In assenza di correttivi strutturali, il rischio è che strumenti analoghi possano replicare le medesime criticità, amplificando gli squilibri anziché correggerli.


