Al Bar Poeta è fiorito un giardino letterario

Al Bar Poeta è fiorito un giardino letterario

23 Aprile 2026 0 Di Davide FacilePenna

A Latina l’evento del mese, se non dell’anno, è stata la riapertura del Bar Poeta di piazza del Popolo, che era chiuso da così tanto tempo che quasi mi ero dimenticato ci fosse mai stato un bar da quelle parti. L’inaugurazione sembrava una via di mezzo tra la Prima della Scala e l’apertura della Settimana della Moda a Milano. Musica, abiti eleganti, gente che piace alla gente che piace e solita sfilata di autorità. Questa volta perdono alle autorità locali la sfilata inaugurale perché il Bar Poeta è davvero un pezzo bello di storia cittadina, che non poteva rimanere inaccessibile. Anche perché l’idea di trasformarlo, per delibera, in caffè letterario mi è sembrata bellissima a prescindere dal risultato che ne verrà. Si offriranno agli avventori, quindi, non soltanto colazioni e aperitivi ma anche eventi culturali. Dentro alle mura del Poeta si parlerà, per contratto, di letteratura, filosofia ed arte. Tra le persone che gestiranno gli eventi culturali ci sarà anche la mia vecchia amica Deborah. Deborah ci arriva a questa nuova avventura dopo un incredibile storia umana, che dimostra come certi strani percorsi possano far nascere passioni e abilità che manco i possessori pensavano possedere. Dopo il Liceo al Dante Alighieri la pulsella letteraria ha deciso andarsi a prendere una laurea in giurisprudenza e diventare docente di Diritto ed Economia, ma evidentemente le aule di Tribunale e le cattedre di scuola non erano la sua strada di vita. O forse lo erano, ma alla maniera dell’“affamato e folle” Steve Jobs, quando capì che guardando indietro la nostra vita e unendo i puntini, a ritroso, si può scoprire il filo invisibile che collega gli eventi della nostra esistenza. Deborah negli anni, oltre a studiar diritto, ha fatto incontri fortunati, specie quelli con Giada Prandi e Dario Gorini. Ha scoperto, studiato e praticato il ballo, il teatro, la sceneggiatura e la scrittura creativa. Ha creato e vissuto nella bellezza dell’arte espressa in tutta le sue forme, senza confini e senza steccati. Al bar Poeta propone il Viridario Letterario. Viridario è una parola che viene dal latino viridarium, il giardino interno delle antiche case patrizie romane. E’ anche il titolo di un poema cavalleresco del Rinascimento che racconta le avventure del re di Creta Minosse e dei suoi figli. Cosa voglia farci Deborah nel suo Viridario letterario l’ho chiesto direttamente a lei ed è stato un fiume in piena di entusiasmo e parole “La lettura e la scrittura sono competenze che in molti ritengono scolastiche. Con una laurea in Giurisprudenza nel cassetto, studi di Mediazione Civile e Sociale (dove ho appreso tra l’altro tecniche di gestione dei conflitti, comunicazione efficace, ascolto attivo) e poi, durante la formazione didattica per diventare docente di Diritto e Economia, mi sono resa conto che tutto resta leggere e scrivere, che quindi sono assolutamente competenze per la vita. Negli anni ho fatto esperienza di teatro, partecipazioni culturali, corsi di scrittura creativa e sceneggiatura e ho potuto sperimentare quanto leggere e scrivere alleni la creatività. Essere creativi vuol dire avere un’alternativa possibile al solito, al già detto. Saper cambiare prospettiva. Trovarsi davanti ad una scelta e saperne fare una che sia una vera espressione di sé. Propongo nei miei moduli un approccio letterario e allo stesso tempo esperienziale alla creatività. Una palestra che liberi la mente dallo stress, che alleni alla consapevolezza emotiva, all’empatia. Leggere e Scrivere non per diventare scrittori, ma menti consapevoli, per restare Umani. Viridario Letterario è un luogo non luogo, un giardino di possibilità e speranze, rappresenta un percorso sensoriale fatto di stimoli di creatività. Un’esperienza che ogni partecipante potrà poi portare nella propria quotidianità personale e professionale, come gli ospiti dei Patrizi portavano con sé il ricordo di una passeggiata in mezzo alla meraviglia della Natura racchiusa nel peristilio. Viridario ha per me un ulteriore significato: le parole non sono vuoti contenitori e Dario è il nome del mio mentore di scrittura che ci ha lasciati all’improvviso procurandomi un buco nel cuore”. In realtà tutto questo Deborah non me lo ha detto ma scritto di getto sul WhatsApp. Potevo chiederglielo a voce ma volevo che me lo scrivesse perché la creatività della scrittura può essere compresa bene solo se la leggi. Non si va al Viridario, aggiungo io, con la pretesa di diventare scrittori o letterati. Millantanti e egocentrici scrittori ce ne sono stanno fin troppi nella nostra epoca. Ci si va per imparare a liberare con la scrittura la creatività che abbiamo dentro e che spesso non riusciamo ad esprimere appieno nella vita quotidiana. Ci si va per godere della bellezza e della libertà in un luogo magico, lontano dalla fretta e dalla volgarità. Ci si va per essere sé stessi. Per scoprire che l’arte la musica e la scrittura sono soprattutto mezzi di espressione per vivere meglio. Com’era la terzina scritta tanto tempo fa da quel signore toscano che di scrittura creativa pare s’intendesse? “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”