La Rettrice non è una agenzia immobiliare: Latina ha bisogno di dottori non di occupare “case”

La Rettrice non è una agenzia immobiliare: Latina ha bisogno di dottori non di occupare “case”

24 Aprile 2026 0 Di Lidano Grassucci

Latina non nasce per cultura; non è Bologna, non è Padova e neppure Urbino. È una città dove il conoscere arriva sempre dopo il saper fare. Il nostro rapporto con la cultura è intriso di scetticismo: a molti l’idea di Nino Corona di costruire un teatro comunale parve “sovradimensionata”, convinti che bastasse il “teatro dei preti”. E quando si trattò di scegliere tra una grande biblioteca — quella di Stirling — e un parcheggio, preferimmo le auto.

​Il DNA è questo. Eppure, ogni tanto, spunta un sogno: come quello del Conservatorio appassionò pochi, ma Rodolfo Carelli insistette. E sia lodato Dio per questo.

​Quando arrivò l’Università, non discutemmo su quali facoltà istituire, ma sugli edifici da occupare. Non ci chiedemmo di quali laureati avesse bisogno il territorio, ma se fosse meglio, per ospitare le facoltà, il centro storico o il Ciapi.

Una discussione appassionata, certo, ma è come decidere di comprare un’auto e litigare solo per il garage.

​Oggi, però, non esiste più “l’Università”, ma le università. I garage sono superati: le auto hanno la guida autonoma e rispondono agli algoritmi.

Cosa voglio dire? Che il “sogno” universitario deve evolversi in un’idea pluralista. Esistono atenei pubblici, telematici, poli di alta formazione.

“Università” non è il nome di un palazzo, ma ciò che vi si insegna dentro. Latina deve essere un luogo di possibilità formative, non un monopolio. La Sapienza? Benissimo, è anche la mia università, ma dobbiamo “laureare” l’intero potenziale del territorio: dalla formazione di base alla musica, dalla formazione militare all’arte. E qui lavorano anche altri attori, come Roma tre, tutte le università telematiche.

​Non più “Città del ’900”, ma Città dell’Imparare.

​Imparare a essere medico, pilota, musicista, ingegnere, ma anche barbiere, idraulico, attore o liceale pronto a diventare “gran dottore”. Il Comune non deve ordinare le facoltà; deve mettere a sistema le opportunità. Pensando anche, perché no, ai seminari eredi di quello dei gesuiti a Sezze.

​Io non avrei chiesto alla Rettrice della Sapienza a che punto sono i lavori al Ruspi o all’ex Banca d’Italia. Le avrei chiesto quanti dei nostri ragazzi hanno fatto fortuna qui o altrove. Le avrei chiesto se gli iscritti crescono e che tipo di professionisti stiamo preparando per il futuro. Gli edifici? Il Partenone è ad Atene, i suoi fregi sono a Londra, ma il sapere di chi lo ha pensato resta universale e sta nella idea stessa di Europa di occidente.

​A Latina non servono muri, servono dottori.

E chiederci di quali dottori avremo bisogno è l’unica domanda che conta oggi. Dal tufo non nasce niente, dal travertino non spunta neanche il muschio. È dai ragazzi che è già nato il domani.

In Comune di questo avrei parlato: del risultato , della metà. Un viaggio è l’ arrivare dopo averlo fatto tutto di un fiato.