La Flotilla e le provocazioni Senza responsabilità: la lezione di Marco Pannella

La Flotilla e le provocazioni Senza responsabilità: la lezione di Marco Pannella

20 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Ora capisco tutto: tutto è teatro. Un gruppo di persone sfida uno Stato con una provocazione da operetta: sbarcare in una zona di guerra con piccole barche. È un gesto politico, e chi lo compie sa bene che l’effetto pratico è pari a zero, mentre la confusione generata è tanta. Ma se provochi, devi accettare la risposta alla tua provocazione. In questo caso nessuno — dico nessuno — si è fatto male: nemmeno un graffio. Ciascuno ha fatto la sua parte, ma adesso far finta di essere vittime, dopo aver fatto i provocatori, ce ne passa.

​Per quanto mi riguarda, potete spostare verso Israele tutte le barchette del Mediterraneo occidentale, ma l’effetto resterebbe lo stesso. Sarebbe come protestare per la bontà del mondo che è cattivo uguale o dichiarare guerra alla caducità della vita in nome della vita eterna.

​Sono recite che hanno successo solo perché i “cattivi” designati sono gli israeliani: che sono anche ebrei, occidentali e democratici. Gli altri, invece? Gli altri amano le teocrazie e la repressione — quella praticata, non teorizzata — di chi ama in modo diverso. Applicano la pena di morte nei fatti, non nei codici eventuali, e non fanno gite in barca, ma attentati terroristici. Vogliono uno Stato “dal fiume al mare” che non c’è, e che non potrà esserci perché ce n’è già un altro.

​I militanti della Flotilla hanno tutto il diritto di provocare, intendiamoci, così come gli altri hanno il diritto di agire di conseguenza. Marco Pannella faceva i digiuni della fame e della sete per provocare; ma quando stava male — e ci stava da essere umano qual era — non chiedeva il soccorso dei provocati. Incassava le vittorie e le sconfitte, andandosi a curare a sue spese. Anzi quando trasgressiva la legge per civile disobbedienza chiedeva la condanna per sottolineare la legge ingiusta .

​I provocatori di oggi, invece, pretendono di provocare esigendo che i provocati restino indifferenti.

E infatti sono recite e nessuno si fa male, ma loro negano l’evidenza.