Flotilla, il ministro e le botte basche

Flotilla, il ministro e le botte basche

24 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Mala tempora per i dubbiosi. Secondo la vulgata corrente, quelli della Flotilla rappresentano il bene assoluto, mentre gli ebrei sono cattivi e gli israeliani ancora di più. Tutto chiaro, no? I primi hanno ragione e sono belli, i secondi hanno torto e sono spietati.

​Facile, lineare… una logica da scuola elementare, dove si divide la lavagna in due: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi.

​Il problema sorge quando l’eccesso di autoreferenzialità si trasforma in prepotenza, e la convinzione di essere dogmaticamente nel giusto finisce per far passare dalla parte del torto. Se a trattare duramente i manifestanti della Flotilla sono gli israeliani, il copione della narrazione mainstream è già scritto. Ma cosa succede quando la stessa determinazione dei “buoni” spinge i poliziotti baschi della Spagna politicamente corretta a perdere la pazienza? Li hanno picchiati. I buoni hanno picchiato altri buoni: sembra una guerra tra angeli e cherubini, e invece si scopre che i combattenti usano i metodi dei demoni.

​Così salta lo schema, salta la divisione sulla lavagna e i bambini bravi perdono la bussola.

​Quello che è accaduto in questi giorni è di una banalità disarmante, se solo lo si cala nella realtà dei fatti. Una provocazione politica trasformata in un manifesto ardito, ma costruita a tavolino “senza rischi”, dimostra solo una cosa: chi usa mezzi bari ha bari fini.

​E Itamar Ben-Gvir, il ministro israeliano che offende i manifestanti? Non si infierisce mai su chi è tuo prigioniero, questo è fuori discussione. Ma è altrettanto certo che quelli a bordo non erano santi, bensì attori di un copione che non ha avuto successo nemmeno in Spagna. Ben-Gvir ha sbagliato, offrendo argomenti a chi non ne aveva, ma lui, almeno, non ha picchiato nessuno.