Sezze, Campoli e la fine di capopopolo e parroci
25 Maggio 2026Non si può fare finta di nulla. Se i tuoi cambiano residenza, si dicono esenti da antichi vincoli e si organizzano fuori dalla “casa comune” – per mille motivi, sia chiaro – il problema te lo devi porre.
Sezze è un caso assoluto, un gran caos a sinistra. Intorno a Andrea Campoli non si sta coagulando un esperimento idroponico, ma il tentativo di innestare qualcosa di aperto ai tempi nuovi, rivendicando però le esperienze del passato. Mica facile. Sezze è stata la Stalingrado lepina; Campoli ne è stato sindaco per dieci anni, immerso dentro un preciso modello culturale, sociale e politico. Non è un Lidano Lucidi che si ritrova al posto giusto al momento giusto, nel bel mezzo di un “funerale” collettivo. Campoli a quel posto ci sta tornando, ma con il peso e il valore del suo viaggio alle spalle.
Qualcuno obietterà: ma lo sosterranno anche gli elettori di destra?
Quali elettori di destra se non c’è manco la sinistra? Il polo di Sezze Scalo, per esempio, è “etnico”, non politico; è identitario e sostanzialmente democristiano, cioè espressione di una delle anime fondative dello stesso PD.
Qui la classica dialettica destra-sinistra non regge, tanto è vero che lo stesso Lucidi non sta da nessuna parte. Per fare un esempio Di Raimo candidato sindaco del PD mise in lista Piccolo che nel consiglio che finiva il mandato era capogruppo di Alleanza nazionale. I partiti ormai sono tram da prendere in ragione della tratta da fare. Renzi è stato segretario del PD ora sta per conto suo, Conte ha “ucciso” Grillo (chi lo ricorda più?) con il suo stesso partito.
Oggi, infatti, il nodo non è ideologico, ma di classi dirigenti: Campoli rappresenta la fase nuova di questo confronto, non fosse che per il fatto di essere rientrato ora nel gioco.
E a sinistra? Ci si dovrebbe interrogare con il beneficio del dubbio, mostrandosi disponibili a capire. Sezze incarna la nuova cittadinanza del piano, mentre resiste mi quel gruppo leninista (con tanto di rigore religioso) convinto di dover guidare le masse, che però resta ormai “altro” rispetto al resto del territorio. Dietro Campoli, invece, c’è molto di quella sinistra popolare e pragmatica che, piano piano, si era ridotta a fare da osservatrice e che ora ritrova una prospettiva. Civica? Qui è tutto civico tanto che nessuno, o quasi, difende i simboli. Peppone aveva dietro il partito, Don Camillo la chiesa a Sezze non ci sono capopopolo e manco parroci ma ciascuno ha la sua edicola votiva.


