Si scrive Campoli si legge De Luca, per tacere di Fondi

Si scrive Campoli si legge De Luca, per tacere di Fondi

26 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

​Tutto bene? Il PD doveva prendere Venezia, e invece il “campo largo” — che doveva essere ampio come la pianura di Sezze — si è rivelato un misero fazzoletto di terra, una misura per dirla con i miei contadini. Non hanno nemmeno raggiunto il ballottaggio. Da noi a Fondi, due liste di sinistra sono riuscite a eleggere soltanto il candidato sindaco, con l’intero campo largo che non arriva neanche al 6,5%, la metà della sola lista di Fratelli d’Italia che è la terza delle liste, otto volte meno della prima che è quella di Forza Italia.
​È tempo di porsi delle domande. A Salerno, Vincenzo De Luca — diciamolo, un po’ “schifato” dai politicamente corretti del partito — non si limita a vincere: sbanca, umilia i “puri” e tiene viva la fiammella di una sinistra popolare, contrapposta a quella sinistra che si piace nei salotti ma non vive la strada.
​Veniamo a noi, a Sezze. Qui, dove non uno, ma tanti esponenti della tradizione riformista cercano di mettere in piedi una proposta alternativa sia al civismo improvvisato, sia a una sinistra che si compiace ma rischia di non piacere a nessuno, ci si mette in gioco. E alla guida non c’è uno scappato di casa, ma una figura come Andrea Campoli: dieci anni da sindaco, cresciuto nella militanza del pragmatismo progressista setino. Non si può liquidare la cosa dicendo: “Ma lì non c’è il simbolo del partito”. Il partito, ricordo a me stesso, se è davvero tale, sta dove sta il suo popolo.
​Uno dei papi del periodo avignonese, affrontando una disputa teologica sul fatto che il pontefice dovesse risiedere a Roma, rispose: “No, Roma è dove sono io”. Ecco, la sinistra oggi sta con De Luca a Salerno. Non aver cambiato la regola del secondo (o terzo) mandato è stato un atto di viltà politica — e vale anche per Zaia in Veneto — che ha finito per spianare la strada al governo di Fico, che non mi pare brilli per risultati.
​Le elezioni vanno lette e la storia va conosciuta. Il nodo cruciale di ricostruire un tessuto sociale ormai perduto deve essere un serio argomento di confronto, non una banale gara di posizionamento.