Daniela Fiore e il PD che non c’e’

Daniela Fiore e il PD che non c’e’

27 Maggio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Daniela Fiore presenta il suo movimento. Siamo al Nad, il bar dei consiglieri comunali. Gli avventori hanno la “memoria” del PD e un futuro tutto da vedere. Sembra uno di quei riti familiari davanti alla presa di coscienza che il parente, ormai, è morto. Daniela Fiore esce dal Partito Democratico a Latina: era uno dei tre consiglieri del partito che, di botto, perde così il 33% della sua rappresentanza. E… niente. Tutto va avanti come prima, nell’indifferenza generale.

​Spostiamoci a Fondi. Qui il PD si presenta alle comunali guidando una coalizione di Campo Largo che, tutta insieme, racimola appena il 6%; l’area prettamente dem si ferma a un misero 5%.

​”Vabbè, ma che c’entra?”, dirà qualcuno.

 

​Allora guardiamo a Sezze, la Stalingrado dei Lepini. Intorno ad Andrea Campoli, sindaco PD per dieci anni, si coagulano gli esponenti di punta della sinistra storica e una sfilza di moderati. Si ispirano a Vincenzo De Luca e… insomma, se metti insieme questi tre indizi, il dubbio che ci sia un problema strutturale ti viene.

​Eppure la segretaria nazionale del PD, Elly Schlein, sostiene che le preferenze non vadano bene, mentre si rumoreggia che uno dei due consiglieri comunali superstiti a Latina, Valeria Campagna, sia in predicato di diventare deputata. È la fotografia della politica senza consenso. Viene in mente Massimo Cacciari quando, parlando di Venezia, liquidò la questione con una battuta fulminante: «Mio nipote avrebbe preso più voti di Martella».