Perché sono repubblicano
1 Giugno 2026Perché sei repubblicano?», mi chiedono.
Sono repubblicano perché nessun uomo nasce diverso in questa terra, anche se ciascuno la vive e la termina in modo differente. Sono repubblicano per quella scritta che campeggia sui gonfaloni dei Comuni, che recita Senato e Popolo.
Sono repubblicano per Giuseppe Mazzini — e mi pare già tantissimo —, per Goffredo Mameli e per il suo canto, per cui è morto. Sono repubblicano per Carlo Pisacane e per il suo viaggio. Sono repubblicano perché il mondo è res publica, nessuno escluso. Sono il sogno della Repubblica Romana: senza preti né parrucche, ma con il «popolo sovrano».
Il 2 giugno del 1946, poi, i miei predecessori scelsero di non perdonare al re la sua fuga; scelsero di non perdonargli una guerra perduta in cui, sotto la sua firma, offendemmo quaranta nazioni del mondo.
Sono repubblicano perché lo era mio nonno, e perché lo era mio padre. Mia nonna no, lei era per il Re: la rispetto con amore, pur senza condividerne il pensiero.
Sono repubblicano perché Cesare non mi piace, mentre Bruto sì. Sono repubblicano perché non mi genufletto davanti a nessun altro uomo su questa terra, e non chiedo a nessuno di farlo davanti a me.
Ecco perché oggi, 2 giugno, ho un garofano rosso e il tricolore italiano. Ecco perché sto sempre con la Repubblica e mai con i tiranni — siano essi a Mosca, a Teheran, o nascosti come topi di fogna a Gaza.


