Il miracolo di una repubblica che ebbe il primo presidente monarchico: la lezione di De Nicola e dei costituenti
2 Giugno 2026“Il fascismo degli antifascisti non mi fa meno paura di quello dei fascisti.”
Roberto Gervaso
Questa è una storia incredibile. Una di quelle storie che smontano le certezze di chi si sente “duro e puro” in un mondo che puro non può essere, per il semplice fatto che, vivendo, ci si sporca con la polvere della vita.
Ottant’anni fa diventammo una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Scegliemmo tra il Re e la Repubblica, e votammo la seconda: la strada di Mazzini e di Garibaldi.
Fu uno scontro duro, giocato sul filo del rasoio tra repubblicani e monarchici. Nelle famiglie si divisero cuori e passioni. Quella divisione lacerante non era un’esclusiva nelle case ma si respirava in ogni angolo d’Italia, nella società italiana e ciascuno in casa propria ha racconti di quello scontro. Il Re che aveva fatto l’Italia e il popolo che aveva la Repubblica nel cuore da Roma senza preghiere.
Se fosse accaduto oggi, avremmo assistito a scomuniche pubbliche e violenze contro gli sconfitti. Nel 1946, invece, i Padri Costituenti fecero l’incredibile. Fecero la differenza, fecero il futuro, cercarono di cancellare l’odio.
Andarono da un monarchico convinto, un avvocato napoletano di nome Enrico De Nicola, e gli chiesero di diventare il primo Presidente della Repubblica italiana. Un monarchico alla guida della Repubblica. Lui ci pensò, sottolineò il proprio credo profondo, ma accettò. Sia i Costituenti sia De Nicola sapevano che c’era qualcosa che valeva più di ogni fazione: l’Italia. E così, il monarchico divenne il primo Capo dello Stato repubblicano.
Oggi, invece, se esprimi un’idea fuori dal coro — penso a Erri De Luca — e non piaci a chi detiene la presunta “egemonia culturale”, ti bruciano i libri (metaforicamente, e a volte non solo).
Enrico De Nicola, decisamente, è un’altra storia. La storia di questo avvocato di Napoli che si fa disponibile per una storia che non sarebbe stata la sua è la differenza, quegli uomini della costituzione che erano liberi per armi e che chiesero l’ assurdo sono l’ Italia Repubblica che sento mia.
Nell’esercizio delle mie funzioni una sola idea mi sarà monito e guida: di poter dire, allorché vi rimetterò il mandato, che, se involontari errori commisi, non mi resi mai indegno della vostra fiducia, perché non venni mai meno ai miei più sacri doveri.
Enrico De Nicola


