Cisterna prima di Cisterna, la bellezza stava sotto i kiwi e la lettera di San Paolo ai normiciani

Cisterna prima di Cisterna, la bellezza stava sotto i kiwi e la lettera di San Paolo ai normiciani

7 Giugno 2026 0 Di Lidano Grassucci

Se ti dicono Cisterna, pensi alla guerra, agli americani che ci liberano.

Pensi alle industrie, a una città che non perde tempo con i ricordi. Pensi al kiwi e alla sua sete. Pensi a quei nostri amici che vivono lì: gente pratica e un po’ boriosa come i vicini velletrani, furba come i coresi e frivola come quelli di Latina.

E invece?

L’Appia è vecchia. Ha 2300 anni. Da queste parti, quando passa la Regina Viarum, sembra avere sempre fretta.

«Ma dove devi andare?» verrebbe da chiederle.

E lei risponderebbe: «Ho un appuntamento a Terracina, ma prima mi fermo da certi amici a Borgo Faiti… pardon, Foro Appio».

È vecchia, ma incredibilmente veloce.

Poi incappo su Facebook nelle foto dell’amico Francesco Tetro sugli scavi di Tres Tabernae: Cisterna prima di Cisterna, un po’ come Bisanzio prima di Istanbul.

Incredibili. Mosaici sofisticati, precisi, curati, così puliti nei loro grigi e nelle loro luci.

Allora immagino che qui uomini di mondo si incontrassero mentre andavano a Roma o ne tornavano. Viaggiatori che avevano ascoltato racconti greci, miti di barbari lontani, storie di raffinati persiani, per non parlare degli ebrei erranti, che di cose da raccontare ne avevano sempre molte. E le lingue si mescolavano: un po’ greco, un po’ latino.

Poi immagino san Paolo che, passando di qui e vedendo Norba lassù, pensasse tra sé e sé:

«Quasi quasi ci scrivo una lettera, come faccio sempre».

Ha scritto ai Romani, ai Corinzi, ai Galati, agli Efesini, ai Filippesi, ai Colossesi, ai Tessalonicesi. E allora perché non ai Norbani (normiciani)?

Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, alla Chiesa di Dio che è in Norba e a tutti i santi dell’intera terra d’Appia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione con la consolazione con cui siamo consolati noi stessi da Dio.

Sarebbe bello.

Ma forse, in fondo, qualcosa di simile è avvenuto davvero. Magari non con una lettera ai norbani, ma con i cristiani di Roma che qui incontravano Paolo di Tarso e che, parlando tra loro, iniziavano a costruire una fede e una verità nuove, destinate a cambiare il mondo nei secoli dei secoli.

Così scopri quanto sia eccezionale questo posto. E noi continuiamo a bestemmiare la sua banalità, oppure a trasformarlo in americano, cinese o talebano di qualche fede senza pietà.

Poi un uomo di Cori, passando di lì e osservando tutta quella gente, pensò a Ercole e al suo tempio. Capì che forse era arrivato il momento di cambiare. Essendo più intelligente degli altri, lo comprese prima.

Ma tra la folla pare ci fossero già tre sezzesi che stavano organizzando un seminario e prenotando un paio di santi e un antipapa e qualche cardinale.