La Repubblica nata per poesia: il salotto del Turi Rizzo

La Repubblica nata per poesia: il salotto del Turi Rizzo

15 Giugno 2026 0 Di Lidano Grassucci

​Ma da dove veniamo?

​Maurizio Guercio, nel suo salotto, mette in fila tre concrete utopie (non me ne vogliate per l’apparente assurdità dell’assunto). Tre utopie che rendono questo nostro Paese – questa Patria – assolutamente unico.

​Noi, come Italia, non siamo nati da eroi, patti tra re, guerre vinte, mari che chiudono o monti che separano: siamo fatti di musica e di poesia. Poi ci siamo ritrovati in un destino Comune, ma il nostro destino è in rima e viaggia su ali dorate. Per fare la Francia ci sono voluti sovrani e ghigliottine; per fare l’Italia è bastata l’ottava rima. Per fare l’Italia non c’è stato bisogno di servizi segreti, ma di chiacchiere giunte all’orecchio di un poeta e trasformate in una Commedia Divina.

​L’Italia è la politica che è stato necessario inventare per poter governare la fantasia, persino nella guerra. L’Italia è Guicciardini e Machiavelli che parlano all’uomo per come è: mai suddito, sempre razionale nella sua fantasia, tanto che nemmeno il Papa è esente dal trattare il mondo da principe e non da Dio.

​Al salotto di Turi Rizzo, Maurizio Guercio mette in fila la Costituzione della Repubblica Romana, quella del sogno – poetico pure quello – di Fiume, e infine la Repubblica che scrive, al principio di tutto: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo”. Insomma, sudditi di un unico Re: il popolo stesso.

​Quando alle Olimpiadi di Londra il portabandiera degli Stati Uniti passò davanti alla Regina, non abbassò l’asta. Fu ripreso da tutti, dai suoi connazionali, dal suo stesso comitato olimpico. Lui rispose: “Questa bandiera non si inchina davanti a nessun re del mondo”.

​Oggi alle 18:20, al salotto Turi Rizzo: un viaggio di libertà verso gli ottanta anni della nostra Repubblica