La resa culturale della Destra di Latina a Teatro e almeno Bruni se ne accorge

La resa culturale della Destra di Latina a Teatro e almeno Bruni se ne accorge

3 Luglio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Un poco mi sono sentito fuori luogo. Vengo dalla sinistra riformista ed eretica, quella che i miei amici comunisti ritenevano sbagliata, inutile, da cancellare come se non fosse mai esistita. Per loro, il pezzo forte della “Costituzione più bella del mondo” è l’articolo 7, dove due chiese si sono accordate per stabilire un principio implicito: tutti siamo uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Rubo la frase a George Orwell – socialista utopista – nella sua profetica Fattoria degli animali.
La mia è una sinistra edonista, che accetta l’errore umano. Nessuno di noi si ritrova nella berlingueriana “questione morale”, che attribuiva ai comunisti l’esclusiva dell’onestà, relegando tutti gli altri a figli del vizio, della corruzione e della connivenza con la malavita. Comunisti e gesuiti palermitani uniti in un grande processo da Inquisizione spagnola: così la sinistra “pura” pretende di cancellare tutto ciò che considera impuro. Una lezione, questa, che oggi la destra sembra subire passivamente.
Prendiamo la stagione del teatro a Latina. Tra gli ospiti invitano Sigfrido Ranucci, che non mi pare proprio esente dal vizio di indagare sull’immoralità a senso unico (guardando cioè solo a destra); invitano l’editorialista di Repubblica Ezio Garimberti, che non scrive certo per un giornale dall’aplomb britannico nei confronti di Giorgia Meloni; per non parlare del recital di Walter Veltroni, che a suo tempo preferì fondare un partito “americano” piuttosto che ammettere che i socialisti avevano ragione e che il comunismo reale è stato un dramma storico, non un riscatto.
In commissione cultura, però, ci ha pensato Cesare Bruni, capogruppo di Fratelli d’Italia, a riscattarmi dal sospetto di essere l’unico folle. Ha detto, forse involontariamente, qualcosa di sacrosanto: va bene l’editorialista di Repubblica, va bene il difensore della purezza di sinistra contro gli “impuri” di destra, va bene anche il fondatore del partito americano; ma che si dia spazio almeno a qualche altra voce. E ha citato Simone Cristicchi, con il suo ricordo delle drammatiche vicende italiane in Istria, Dalmazia e Venezia Giulia.Oppure il direttore del Tg1, Gianmarco Chiocci che a Latina ci ha lavorato, o Feltri, o Italo Bocchino .
Chiede poco, Bruni, ma rivendica l’orgoglio di avere voci diverse, rifiutando le egemonie culturali in nome della biodiversità del pensiero. Dicono che quello del teatro sia un bel programma. Dico che lo è, ma aggiungo che sarebbe stato splendido vederlo a colori, e non in un rigido bianco e nero.
Oggi va molto di moda Giacomo Matteotti. Ma chi lo riscopre spesso è figlio politico di quel Gramsci che lo definiva il “pellegrino del nulla”, proprio perché Matteotti era un riformista, non inseguiva il mito del “faremo come in Russia” e aveva come unico punto di riferimento la classe lavoratrice.
La vera partita si gioca sulla cultura. Latina ha il diritto di avere un assessore alla cultura dedicato e ha il dovere di far fiorire mille scuole di pensiero diverse. Non possiamo accontentarci di un giardino con un solo fiore.
Esiste una cultura garantista, libertaria, una cultura di Destra conservatrice democratica, una destra nazionalista. Insomma oltre Veltroni c’è di più, e Ranucci mi fa banale tristezza, ma è giusto che dicano la loro ma sentire solo loro fa triste.