La pochette di Vannacci e la scelta di Fanti a Latina

La pochette di Vannacci e la scelta di Fanti a Latina

4 Luglio 2026 0 Di Lidano Grassucci

Va di moda la pochette per gli uomini, speriamo che passi

Alessandro Fanti passa, in consiglio comunale l Latina, dalla Lega a Vannacci: non certo una scelta di fantasia, ci sta. Non entro nel merito, ma vorrei fare un piccolo collegamento. In questi giorni, con un gruppo di amici buontemponi, abbiamo ricordato i mille anni dalla nascita di San Lidano, di cui portiamo il nome. Ecco il contrasto: da un lato il tempo della cultura, della fede e dell’identità; dall’altro, le scelte politiche prêt-à-porter.

​Di recente ho ascoltato un’intervista a Gianfranco Fini. Raccontava di suo nonno materno che sosteneva Italo Balbo e dell’altro che votava per Preti, il socialdemocratico. Ascoltandolo, percepivi che per lui la politica non era un semplice posizionamento, ma una questione di valori. E i valori di Vannacci? Non li capisco, di fronte a slogan che si trasformano in disegni impossibili e che – per dirla con Goya – quando “il sonno della ragione genera mostri”. Proprio come si è rivelato un “mostro” Grillo: sembrava destinato alla Storia, invece è rimasto solo una brutta, inutile (e persino idiota) cronaca.

​La politica non può ridursi a un “dove mi posiziono”. Se militi nella Lega, ami le patrie nella Patria, valorizzi la comunità vicina e odi i mostri centralisti, non puoi poi passare con indifferenza a chi sogna la Decima MAS e lo Stato etico di Giovanni Gentile. “Nulla fuori dello Stato”, diceva il filosofo: l’esatto opposto di qualsiasi autonomia.

​Non me ne voglia Alessandro Fanti, che ha fatto la scelta che riteneva più opportuna, ma fare politica può significare cambiare i sapori, non i valori. Faccio un piccolo esempio: non ho il dono della fede e ritengo che i preti non debbano fare politica, eppure i valori tradizionali della Chiesa sono accoglienti, non escludenti. Al contrario, oggi vediamo tradizionalisti cattolici così attaccati alla forma da smentire l’obbedienza al Vicario di Cristo in terra.

​Ecco, viviamo in tempi “avalloriali”, privi di punti di riferimento. Mio padre venne a Latina da Sezze; votava a Santa Fecitola ed era uno dei rari elettori del PCI. Proprio per questo si presentava alle urne la mattina presto, per non far mancare mai il suo apporto. Oggi, invece, non si va manco più a votare.